La pizza tiepida alla quale ormai si è arrotondato l’orlo come a un frisbee avariato o l’hamburger che ha abbandonato la sua sede naturale tra due fette di pane ed è scivolato nel contenitore dalla parte opposta a quella della foglia di lattuga potrebbero non essere il problema peggiore. Nemmeno il fatto che ci abbiano promesso la consegna in quindici minuti e ne siano trascorsi quaranta. Perché c’è chi potrebbe aver dato un morsetto alla vostra cena e chi almeno un’annusatina. È quanto hanno candidamente ammesso rispettivamente il 28% e il 54% dei rider intervistati nel corso di una ricerca di qualche tempo fa condotta da Us Food. Quindi il fattorino di Napoli ripreso mentre si apparecchia sul sellino dello scooter e affonda la forchetta di plastica negli spaghetti cinesi prima di cederli al legittimo proprietario, è diventato un caso ma non è un caso. Il giallo del borsone giallo... Un solerte vicino di casa dell’ignaro cliente ha filmato dal balcone e il video è stato pubblicato sui social dal deputato Francesco Emilio Borrelli. Apriti cielo, in rete si è scatenato di tutto: dalle accuse indignate nei confronti del servizio (sempre dal sondaggio di Us Food risulta che l’85% dei consumatori del food delivery vorrebbe confezioni sigillate e anti-manomissione), ai rigurgiti della quasi dismessa ideologia woke che ha fatto scrivere a molti: «Poverino, avrà avuto fame». Il tema dei rider è maneggiato da più angolazioni ormai da anni: gli stipendi, i contratti, le condizioni di lavoro, la condotta spavalda nei confronti del codice della strada a bordo di sgangherate biciclette che ora sono per lo più dotate di motore. Vanno troppo veloci, troppo lenti, contromano, sui marciapiedi... La maggior parte delle lamentele degli utenti riguarda il cibo freddo, seguono quelle sul ritardo nella consegna (il 17%) e adesso si è aggiunto l’assaggio. D’altra parte se vent’anni fa ci avessero detto che un giorno qualcuno ci avrebbe recapitato la cena a casa senza che noi muovessimo un dito o un fornello, avremmo immaginato qualcosa di tremendamente elitario e costoso mentre il delivery è oggi una delle cose più popolari e democratiche con la quale chiunque si possa viziare. Normale che da qualche parte qualcosa sfugga. E non è pensabile che i colossi dei pasti a domicilio abbiano il controllo diretto su ognuno dei propri rider. Da Glovo, per esempio, spiegano che la piattaforma «mette a disposizione del cliente, lungo tutto il percorso d’acquisto, strumenti che consentono di seguire la consegna, segnalare problematiche e accedere all’assistenza direttamente tramite l’app». E tiene a precisare che «da inizio 2026 ad oggi, i contatti dei clienti con l’assistenza hanno riguardato circa il 4% degli ordini effettuati sulla piattaforma in Italia e il dato comprende tutte le tipologie di richieste », come dire che rispetto alla mole di ordinativi, si tratta di una percentuale irrisoria. Glovo spiega inoltre che «per preservare l’integrità dei prodotti durante il trasporto, i ristoranti sono tenuti a sigillare le confezioni prima della consegna». Tutto molto ben congegnato sulla carta o sull’app. Ma poi c’è il fattore umano. Con il più primordiale dei suoi istinti: la fame.

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