Soldi ai parlamentini? Mascaretti: «Un costo per la democrazia»

«Le spese della politica sono ben altre e non quelle dei consigli di zona. Quello è un costo per la democrazia». L’assessore comunale alle aree cittadine, Andrea Mascaretti interviene dopo l’articolo pubblicato su questo giornale sui costi dei parlamentini di zona. Nove in totale che pur gestendo un budget piuttosto limitato, pari a 200mila euro all’anno, gravano sulle casse dell’amministrazione pubblica con un esborso cinque volte più alto. Calcolatrice alla mano, Palazzo Marino versa oltre dieci milioni all’anno per mantenere i suoi parlamentini. «Ma bisogna considerare anche il tipo di servizi che danno - continua l’assessore al decentramento -. E le circoscrizioni rappresentano una possibilità di vicinanza ai cittadini che l’amministrazione centrale non riesce a garantire. Per quanto riguarda le spese, le zone erogano una serie di servizi che andrebbero comunque pagati anche se non ci fossero i consigli».
A livello nazionale, rispetto alla Finanziaria 2010, c’è un decreto legge di Calderoli che pone la questione della soppressione dei consigli di zona soltanto per i comuni al di sotto dei 250mila abitanti. Impensabile proporla per città popolose come Milano. Dove invece servono da cassa di risonanza per tutti quei cittadini che altrimenti non avrebbero alcun modo di farsi sentire. E poi, sono una cartina di tornasole per un riscontro politico-istituzionale sul territorio, ricorda Mascaretti. Già, ma se alla fine di tutto questo, i parlamentini non hanno alcun potere decisionale nei confronti dell’amministrazione centrale, a cosa si riduce il loro ruolo? «Stiamo lavorando e studiando per capire quali funzioni sia giusto attribuire alle zone. L'obiettivo è quello di migliorare la qualità dei servizi ai cittadini e non un trasferimento di potere. Prima di tutto c’è il benessere dei nostri abitanti, e se questa cosa richiederà di passare alcune funzioni al decentramento, allora verrà fatto».

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