Cinzia RomaniIl regista Jacques Rivette, ignoto al grande pubblico ma prezioso per i cinéfili dei Cahiers du cinéma da lui diretti dal 1963 al 1965, è morto ieri a 87 anni. Personaggio mitico della Nouvelle Vague, è stato compagno d'armi di Eric Rohmer e Jean-Luc Godard nella critica militante. Il regista lascia ventuno film e una polemica per il nudo di Emmanuelle Béart in La Belle Noiseuse. Tra le sue opere più citate, Parigi ci appartiene (1958), che in 135 minuti - durata asfissiante per l'epoca -, rientra nell'estetica della Nouvelle Vague: un pugno di giovani rappresenta il Pericle di Shakespeare, tra società segrete e complotti (uno dei tòpoi di Rivette). Il primo successo del regista fu La religiosa (1966), dall'omonimo romanzo di Diderot, uscito tra le polemiche: ne fu protagonista la bella Anna Karina, come suora chiusa in convento, che scopre i piaceri della carne. Vince il Grand Prix al Festival di Cannes La Belle Noiseuse (1991), film di fantasmi tratto da Balzac: fece scalpore Emmanuelle Béart nuda davanti a Michel Piccoli.
Ermetico e cerebrale, Rivette, nato a Rouen il 1°marzo 1928, mentre l'Europa esce dalla Prima Guerra mondiale, era caro a Truffaut, che ha scritto: «grazie a Rivette è nata la Nouvelle Vague». Ellittico e sperimentale, ha contribuito al successo dei cosiddetti «giovani turchi» Godard, Truffaut e Chabrol.Addio al regista Jacques Rivette, padre della Nouvelle Vague
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