Partiamo dal presupposto che quella tra cinema e cucina è una lunga storia d'amore. Dal maccarone provocatore di Alberto Sordi in «Un americano a Roma» passando magari attraverso la pasticceria di «Chocolat», la «Grande abbuffata» di Ferreri o la Nutella di Moretti, la storia del cinema dalle origini a oggi è costellata di piatti, ingredienti, merende, interi menu. Fino a «Quo vado?», in cui ogni regione d'Italia e Paese del mondo è buono per far mettere in saccoccia a Checco Zalone una specialità gastronomica, più o meno dop, dalla chianina al «salmone e panna acida con succo di mela». E se il presupposto è questo, niente di più facile (e divertente) che compilare un dizionario enciclopedico come il «Mangiafilm» di Salvatore Gelsi (Tre Lune edizioni): oltre 500 pagine, 700 voci, 4000 film fra citazioni, curiosità, ricette frutto di una lunga ricerca nel rapporto tra storia del cinema e storia del cibo. Che piacere era per Hitchcock, in che cosa lo trasforma Woody Allen, i segreti della zuppa di fagioli della coppia Spencer-Hill, le tavolate di Ozpetek e gli hamburger di Tarantino: sono solo alcuni tra i temi raccontati da Gelsi, che come sociologo della comunicazione si avventura anche nella simbologia delle torte in faccia, delle risse nei ristoranti o del cognac di Maigret.
E in un'epoca infestata dagli chefstar, dieta detox con clip e foto raccolte sulla pagina Facebook «Mangiafilm», per riscoprire l'arte del pranzo in famiglia di «Amarcord» o di Er Monnezza alla trattoria Alla pernacchia ne «Il trucido e lo sbirro».Stefania VitulliDai fagioli di Spencer-Hill agli hamburger di Tarantino Così si mangia al cinema
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