Elio e storie ancor più tese «Mai politica, solo ironia Anche sulla moda social»

Nei nuovi brani della band anche Finardi, Area e Nek. Il leader: "Io al nuovo X Factor? Non ho ancora firmato"

Elio e storie ancor più tese «Mai politica, solo ironia Anche sulla moda social»

Il problema di essere Elio e Le Storie Tese è che non puoi mai tornare indietro. Ogni volta avanti. Ogni volta di più. Più surreali. Più bravi. Più sorprendenti. Perciò, tutto sommato, per usare il titolo della prima canzone del nuovo disco momentaneamente cantata anche al Festival di Sanremo, far parte degli Elii significa essere Dannati forever. Perciò presentando questo nuovo L'album biango devono inerpicarsi in astruse spiegazioni anche solo per giustificare il titolo,che evidentemente gioca con il White album dei Beatles: «È un errore di battitura». «È un riferimento all'albume dell'uovo». «Dimostra che siamo una rockband che però a differenza di tutte le altre è sempre andata in bianco». Eccetera.
Insomma, dopo tre mesi di martellante presenza tra Festival di Sanremo, tournèe e Concertone del Primo Maggio, ora è la volta di presentare un disco che, ebbene sì, stupisce ancora una volta.
Intanto è suonato realmente da maestri, confermando Elio e Le Storie Tese come la band che in Italia probabilmente garantisce uno dei più alti tassi tecnici. E difatti Reggia (base per altezza) è direttamente suonato dagli Area del compiantissimo Demetrio Stratos, uno dei gruppi decisivi del nostro rock d'autore che «se fossimo in un paese normale dovrebbero essere considerati dei maestri» come spiega Elio. Invece, ca va sans dire, li conoscono giusto gli aficionados o poco più. «Abbiamo in comune il piacere di comporre musica per il semplice gusto di farlo. E quando ci siamo incontrati, abbiamo iniziato a parlare come se ci conoscessimo da sempre». E dopotutto sul crinale sottilissimo tra ironia surreale (Luigi il pugilista) e dilagante virtuosismo (la sanremese La canzone mononota o Amore amorissimo) corre anche questo decimo disco del gruppo (ospiti anche Nek, Finardi e Demo Morselli) che ha il pregio di essere credibile e incredibile allo stesso tempo. Per chiunque viva fuori dall'Italia, ad esempio, la loro storia e il loro talento è senza dubbio stupefacente. «C'è molto interesse per noi all'estero», gioca Elio nicchiando oltretutto su X Factor forse sì, forse no «comunque non ho ancora firmato come giudice della prossima edizione».
Però, ad esempio, è anche difficile obiettare quando dicono che «invece di sospendere il Concertone bisognerebbe farlo meglio e organizzare una scaletta come quella dei megafestival inglesi con grandi nomi sparsi per tutta la giornata e non solo concentrati alla sera per far scoppiare i petardi dopo il tg. E poi l'esclusione di Fabri Fibra: un colpo di scena che si poteva risparmiare».
Oppure se, nel trittico Enlarge (your penis), Lampo e Lettere dal www sghignazzano sulle leggende popolari che, via Facebook, raccontano del «mio amico che ha enlargiato il suo penis e oggi è più felice di me». O sulle nuove manie di chi partecipa ai concerti non per godersi lo spettacolo ma per fare una foto, condividerla sui social network e «poi vantarsi con gli altri»: «Chi l'ha detto che tutto deve essere per forza di tutti? Ci sono eventi da assaporare in santa pace: perciò ai nostri concerti permetteremo al pubblico di scattare le foto, ma niente registrazioni audio e video, grazie». Insomma, evviva quando «la posta viaggiava ancora per posta» invece che attraverso invasive e totalitarie connessioni adsl. Sarà per questo, e non solo perché all'ultimo Festival di Sanremo Elio e Le Storie Tese erano i più vecchi in gara, che la band inizia a sfrigolare al confronto con l'attualità. D'accordo: «Noi non siamo mai stata una band di partito, non siamo cantautori impegnati ma semplicemente musicisti interessati a ciò che capita intorno a loro». Però sono anche messaggeri di un'attitudine musicale che l'overdose tecnologica rende sempre meno frequente e comprensibile alle nuove generazioni. «Ci definiscono un gruppo fuori quota: e in effetti ci siamo sempre sentiti come abitanti di un mondo a parte». E lo sono tuttora, dopo più di trent'anni, ingrigiti ed esperti ma sempre gioiosamente svagati. Per capirci, ieri in questa tranquilla e scrostata Cascina Cuccagna ai bordi della periferia milanese, si sono seduti uno di fianco all'altro (compresa la cantante Paola Folli, favolosa in Lettere dal www) e hanno fatto una conferenza stampa a modo loro: ascoltando le domande senza rispondere neanche a una. Il gioco senza fine di una band incredibilmente credibile.

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