Eron, lo «street artist» istituzionale

Le sue opere passano dai muri a spazi come la Biennale di Venezia

Emanuele Beluffi

Con Eron (al secolo Davide Salvadei, nato a Rimini nel 1973) la street art indossa l'abito lungo. Dai vagoni e i muri dipinti illegalmente alle esposizioni istituzionali (a random: Palazzo della Enciclopedia Italiana Treccani, Biennale di Venezia e Chelsea Art Museum di New York, Palazzo delle Esposizioni di Roma e così via, nonché l'affresco nella chiesa di San Martino in Riparotta a Rimini, primo street artist nella storia dell'universo). Eron tematizza il fenomeno percettivo della pareidolia: trasforma le tipiche macchie di umidità, muffa e ruggine su pareti, oggetti antichi o semplicemente vecchi, in stupefacenti soggetti figurativi col crisma della miglior pittura e la parvenza della tridimensionalità - clamoroso l'episodio di cronaca che lo vide protagonista, quando un solerte operaio del Mar di Ravenna stuccò un foro disegnato nel muro talmente realistico da ingannare chiunque. Modulando l'intensità dello spray, Eron ottiene risultati straordinari, realizzando una composizione talvolta incorporea e sabbiosa come uno sfumato à la Richter e talaltra segnica ed elementare come un altro grande maestro, Tino Stefanoni. I risultati raggiunti con la pittura a spray sono insuperabili, al punto che un profano, vedendo le opere di Eron esposte nella galleria Patricia Armocida in occasione della sua personale milanese, si chiederà se si tratti di dipinti o addirittura fotografie. Non stiamo parlando delle performance «più-vere- del-vero» tipiche dell'abusatissimo realismo pittorico, ma del lavoro, assolutamente originale, frutto di studio e dedizione, di uno che rappresenta l'arte italiana fuori dai confini patrii. Imperdibile.

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