In questi giorni su siti, giornali, qualsiasi media si parla e straparla di due soli argomenti: Game of Thrones e il finto matrimonio di Pamela Prati. Fior fiore di giornalisti, notisti, esperti, intellettuali si sono esibiti sulla «fighissima» serie Hbo, mentre - giustamente - alla vicenda della showgirl del bagaglino e ai programmi che se ne occupano sono state riservate parole sprezzanti. Però, provate a pensare, l'attesissima puntata finale di Game of Thrones è stata vista in Italia nel primo passaggio (alle tre di notte di lunedì su Sky Atlantic) da 115.000 spettatori e l'altra sera, nella puntata sottotitolata, da 310mila spettatori con l'1,6% di share. Dati alti per un canale a pagamento, che poi aumenteranno con la somma della visione on demand. Ma pensate che nella stessa sera il Grande Fratello, con gli impicci sentimentali della nipote di De André e il paventato ingresso (poi non avvenuto) della manager truffaldina di Pamela Prati, ha raccolto 3.404.000 spettatori per uno share del 20,75%. Dunque, nonostante sia una bufala, tra l'altro ormai certificata, la storia del finto matrimonio ha fatto balzare in alto gli ascolti dei programmi della d'Urso e della Toffanin che hanno cavalcato a dismisura la vicenda.
Morale, come sempre: la fascia di persone che hanno strumenti culturali ed economici medio-alti si guardano e dibattono sui social di soap scintillanti come il Trono di spade; alle altre fasce, meno accorte e più povere, vengono propinate fiabe rabberciate di Cenerentole invecchiate. Ad ognuno la sua storia, che comunque - come dice Tyrion nella puntata finale di Got - tiene insieme i popoli più delle spade.GOT o Prati, élite contro popolo anche nelle soap
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