«Questo non è un greatest hits, è un tributo. Un tributo a noi stessi», dice Beppe Carletti parlando di Nomadi 50 + 1, il nuovo doppio album che esce oggi e che non ha soltanto due brani inediti (Come va la vita e Nulla di nuovo): ne ha altri trentadue. «Due anni fa abbiamo cambiato cantante e quindi, anche considerando che festeggiamo ancora il mezzo secolo di attività come band, abbiamo voluto reincidere le nostre canzoni più significative». Qualcuna, come Il pilota di Hiroshima, è quasi irriconoscibile e la voce di Cristiano Turato le regala un'intensità nuova. Altre, come Io vagabondo (con una fisarmonica!) o Noi non ci saremo sembrano composte oggi, nonostante abbiano decenni di vita alle spalle: nuovi arrangiamenti, nuova grinta della band. «È come se fosse un disco nuovo». Dopotutto i Nomadi sono una garanzia: settanta, ottanta concerti all'anno («Ovunque, anche nei posti più piccoli», sottolinea il leader Carletti) e una credibilità intatta dopo oltre mezzo secolo di attività.
Merito anche di Beppe Carletti, musicista vero e uomo d'altri tempi che nell'ultimo anno ha intensificato la collaborazione con la comunità Exodus di Don Mazzi: «Dice di essere il cappellano dei Nomadi e ci ha già scherzosamente chiesto di suonare al suo funerale. Ma, battute a parte, vedrete che tra poco presenteremo una grande iniziativa di solidarietà». Sorpresa garantita.I Nomadi si celebrano con un disco (e reincidono i classici)Esce il tributo con due inediti
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