È "l'infinito di amare" che ci salva

Il commovente romanzo-testamento di Sergio Claudio Perroni

È una storia che si svolge in un cantuccio ai confini dello spazio e del tempo, in quel dormiveglia in cui la realtà non si è ancora abbandonata del tutto ai sogni. È questo il territorio dove si svolge L'infinito d'amare (Nave di Teseo, pagg. 128, euro 12,35). Il sottotitolo è qualcosa di più di un indizio: due vite, una notte. È il romanzo che Sergio Claudio Perroni ha lasciato nella memoria del suo computer. Non per dimenticanza. Era lì perché sapeva che qualcuno lo avrebbe trovato.

È una delle cose che deve aver pensato quel sabato mattina del 25 maggio 2019, mentre camminava per il centro di Taormina, lungo via Roma, dopo aver comprato il giornale, questo giornale, e le sigarette, prima di spiazzarti ancora una volta, con un colpo di pistola alla tempia, lasciando la sua vita in sospeso.

Sergio sapeva che L'infinito di amare lo avrebbe ritrovato Cettina Caliò, sua moglie, la ragazza con i jeans sdruciti e il dono della poesia. Lì, in quelle pagine, c'è senz'altro la loro storia d'amore, intima, sussurrata, in controluce, ma che racconta il limbo dove si rifugiano tutti gli amanti quando si avventurano verso le porte dell'eternità. È quel confine instabile che per un attimo ti fa credere nell'assoluto. Il mistero è misurare quanto dura quell'attimo. Non ci sono chiaramente risposte. Ti accorgi a un certo punto che la soluzione è lasciarsi naufragare, segnando sul diario di bordo solo tre parole: oggi, ieri, domani. Tutto questo sapendo che il tempo non esiste. È la costruzione della nostra mente per dare un senso a ciò che viviamo.

Sergio parla di questa storia in una mail inviata a Elisabetta Sgarbi il 22 maggio 2019 alle ore due e zero nove. Tre giorni prima di morire. «È un breve messaggio. Cara Elisabetta, ti propongo due libri. Il primo, Sotto un mare di cielo, è costituito da 14 mie fotografie corredate da altrettante prose poetiche. L'infinito di amare (Due vite, una notte), è uno strano romanzo in cui succedono solo i pensieri di due amanti al risveglio».

È qui la forza di questo «strano romanzo». I pensieri accadono; e succedono e fanno e spostano e raccontano vite. È il teatro della mente. È esattamente quello che ti suggerisce Mercuzio quando ti racconta l'ebrezza e i tormenti della regina Mab. E la domanda di Mercuzio è breve, ossessiva e assoluta. La domanda è: perché?

«Lui si siede e le chiede perché Lei non gli risponde, non si risponde, non sa cosa rispondergli, ma è meglio non ricominciare anche se ricominciare sarebbe bellissimo, infinitamente meglio di tutto quel da allora a ora, sarebbe bellissimo. A patto di non ricominciare».

La vita e l'amore sono la resistenza alla solita domanda.

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