Le pene d'amore? Più dei maschi che delle donne ma guai a dirlo

Le pene d'amore? Più dei maschi che delle donne ma guai a dirlo

Io ho solo una obiezione, ma ve la dico dopo. Partiamo dall'inizio, e non dalle infinite lagne delle femministe odierne che sennò mi massacrano, ma da una donna bella, femminile e intelligente come Selvaggia Lucarelli, che qualche tempo fa uscì con un libro intitolato Dieci piccoli infami (Rizzoli) dove raccontava tutti i maschi stupidi con cui era stata. Un libro, una vendetta. A cui adesso fa seguito un nuovo libro, non di Selvaggia Lucarelli ma con la prefazione di Selvaggia Lucarelli, scritto da Amalia Caratozzolo, bravissima disegnatrice, intitolato Pene d'amore (Baldini+Calstoldi, pagg. 128, euro 18). Le illustrazioni sono belle e vivaci, il contenuto un altro perfido catalogo di pessimi maschi, e l'imprimatur della Lucarelli è chiaro fin dalla prima riga: «Amalia Caratozzolo è una di noi».

Il campionario della Caratozzolo, una di noi, è vasto e da far invidia a Selvaggia e molto divertente. C'è perfino un geniale farmaco, inventato dalla Caratozzolo, che si chiama GIUDAfen, e sono capsule di uomo. Il principio attivo sono 200mg di bastardaggine. Perché gli uomini sono tutti bastardi. Fantastico. Ma veniamo ai modelli maschili, ce ne sono tantissimi ma nessuno è quello giusto. C'è quello che va a comprare le sigarette e sparisce, un classico. C'è quello che non sparisce, al contrario ti continua a adulare e corteggiare, altro atteggiamento sbagliato e da disapprovare, uno stalker.

Un altro fa vedere alla Caratozzolo una foto della mamma sul cellulare, ma come si fa, «che paura, ci mancava solo Norman Bates». Un altro, Simon, la chiama dall'Irlanda e non sa come si fa la carbonara e poi si fa pure riaccompagnare a casa, «manco fossi io l'uomo della coppia», bocciato. Un altro ancora è «egocentrico, narcisista, di aspetto sgradevole, perfetto ritratto dell'uomo medio», un vero schifo, tutti narcisisti, oppure insicuri, oppure falliti, oppure mosci in ogni senso, oppure predatori sessuali. Nel volume c'è anche un gradevolissimo schema enigmistico dove bisogna trovare le parole: stronzo, coglione, pezzo di merda, ominicchio, infame. Imparando a riconoscerli lì sarete più preparate a riconoscerli anche nella vita.

Non può mancare l'uomo con la sindrome di Peter Pen, «anche detta sindrome di lo infilo dove capita, è un'affezione psicosomatica provocata dalla sensazione di sentirsi un adolescente in preda agli squilibri ormonali». Insomma, questi maschi che pensano solo al sesso. Però d'altra parte bisogna evitare il pene integrale, ossia l'uomo passivo, che ama essere sottomesso. Dovete sottomettere ma non troppo, avercelo duro ma come se niente fosse. Sempre che ci riusciate. Perché giustamente non manca l'impotente, e se uno è impotente è meglio che risolva i suoi problemi prima di uscire con una donna. Al primo appuntamento non succede niente, «ma siccome sono una persona coraggiosa, accetto il secondo appuntamento. Penso: almeno si fa sesso! Ma lui, ahimè, dimostrerà avere problemi di impotenza. Cos'è, una persecuzione? Santa Facciodasola, protettrice della masturbazione, solo tu puoi salvarmi!».

Diciamo la verità, come si permettono questi maschi di pensare sempre al sesso, oppure di non avere un'erezione. È un libro spietato, fresco, divertente, magnificamente illustrato, dove non si salva nessuno. Io stesso non saprei come fare a uscire con Amalia Caratozzolo senza finire per essere uno di questi sfigati, come non sono mai riuscito a uscire con Selvaggia Lucarelli neppure per un aperitivo, mi ha sempre rifiutato, chissà in quale categoria infame sono stato infilato prima ancora di poter dimostrare qualcosa.

Ma veniamo alla mia obiezione filosofica su questo libro strabordante anche di disegni spiritosi con cactus, cazzi e teste di cazzo. Se io avessi fatto un libro analogo, ma rivolto alle stronze che ho incontrato io, mi avrebbero accusato subito di sessismo.

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