La rivolta antiborghese di Else

Successo per l'adattamento dell'opera più alta e dolorosa di Schnitzler

Enrico Groppali

Ancor oggi si discute se Signorina Else, una delle pièce più alte e dolorose di Schnitzler, appartenga alla letteratura o al teatro. Ma c'è anche chi in questo testo che esprime una forte vocazione al suicidio pensa si tratti di un mero fatto di cronaca in cui, all'inizio di questo monologo, si faccia esplicitamente il nome di San Martino di Castrozza. Ma il fatto che la tragedia della protagonista si svolga in un résort di lusso sbalestra lo spettatore. Dal momento che per salvare il padre da uno scandalo finanziario Else dovrebbe concedersi a un personaggio squallido come il barone Fiala. Non nel suo habitat, Vienna, ma in uno scenario di passaggio dove gli ospiti vanno e vengono.Ciò che preme sottolineare è la rivolta di Else contro il suo ambiente altoborghese, che la spinge a perdere progressivamente il contatto con la realtà. Alberto Oliva regista dello spettacolo, ha optato per una situazione iperrealista dove nove altalene sono il luogo deputato dei personaggi evocati dall'immaginario di Else, rappresentata da Federica Sandrini. Confortata da un ricchissimo tessuto musicale di Gabriele Cosmi che, sia la protagonista che il regista studioso di atmosfere rarefatte e inquietanti conferiscono un tono di romantico vaudeville. Indicativo appare, infatti, l'incontro scontro della protagonista con uno specchio che allude alla brusca mutazione di Else che, al momento in cui si denuda, sembra appropriarsi della sua immagine moltiplicandone i tratti nell'immagine della morte. Splendide le luci dal sapore espressionista di Cesare Accetta. Al ridotto del Teatro Verdi di Salerno fino a martedì.

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