Cultura e Spettacoli

Super calciatori e cronaca nera. Ecco le nuove mode della tivù

Da Maradona a Totti e dal caso Gambirasio a Vermicino. Sono gli eroi dello sport e la cruda realtà a fare spettacolo

Super calciatori e cronaca nera. Ecco le nuove mode della tivù

Non c'è broadcaster che non abbia il suo fuoriclasse del pallone ormai. Se una volta si trattava di una sfida a colpi di diritti sul calcio (per carità contano ancora tantissimo) adesso la sfida si è spostata a munirsi di un bomber in formato film o meglio ancora serie tv.

Ora tocca a Amazon Prime Video che ha schierato in campo El pibe de Oro, la mano di Dio, il vero santo di Napoli che non poteva mai mancare nemmeno nel presepe: Diego Armando Maradona. L'autore di quello che è reputato il gol più bello del mondo - 60 metri in 10 secondi, diritto verso la porta, lasciandosi alle spalle cinque giocatori avversari e il portiere, durante Argentina vs Inghilterra nel mondiale '86 - è al centro della fiction biografica Maradona: sogno benedetto che stata distribuita in tutto il mondo il 29 ottobre, il giorno prima del genetliaco del campione (che quest'anno avrebbe compiuto 61 anni).

La fiction che già fa registrare qualche polemica - la Lazio ha annunciato in una nota la richiesta ad Amazon Prime di rimuovere una scena, in cui Maradona definisce i giocatori della squadra fascisti - va ad aggiungersi ad un nutrito gruppo di prodotti che sono una vera e propria moda del momento. Le biografie nel pallone, che consentono ai membri della generazione X e ai millennials di rivivere le imprese dei miti della loro giovinezza e agli Zoomers di riscoprirle, sono sempre di più. Sky ha giocato in attacco con Speravo de morì prima schierando un vero capitano come Totti (interpretato da un incredibile Pietro Castellitto). Netflix si è difesa con il film (forse un po' troppo corto per riuscire bene nello scopo) Il Divin Codino (Baggio è stato interpretato dal bravo Andrea Arcangeli che si era fatto le ossa in Romulus). Se si aggiunge anche qualche documentario come quello su Pelé o Bobby Robson: more than a manager, l'entità del fenomeno è chiara. Anche perché nelle sale cinematografiche sta per arrivare I am Zlatan dedicato a Ibrahimovic, la ciliegina sulla torta.

Sempre guardando agli anni compresi tra gli Ottanta e gli Zero un altro genere che sta spopolando tra serie, film e docuserie è quello che pesca nella cronaca nera. L'ultimo prodotto arrivato è Yara, prodotto da Taodue e Netflix e firmato da un autore di punta come Marco Tullio Giordana (La meglio gioventù, I cento passi, Romanzo di una strage). Si tratta di una ricostruzione secca, senza facili scivoloni emozionali, di un delitto che è stato sia caso mediatico sia una piccola rivoluzione nella storia delle indagini e della criminologia in Italia, visto l'irrompere massiccio dell'uso del Dna nell'inchiesta. Yara infatti dedica anche molto spazio alla pm Letizia Ruggeri, che aveva in mano un unico indizio, il Dna dell'assassino sugli indumenti intimi della ragazza scomparsa il 26 novembre 2010, Yara Gambirasio e poi ritrovata morta.

Anche in questo caso non sono mancate polemiche, provenienti dai difensori di Massimo Bossetti, incriminato per il delitto.

Si tratta dell'ennesimo caso di cronaca che arriva sugli schermi. Su History Channel è andato in onda il documentario La banda della Uno bianca. La vicenda ricostruita è quella della banda, composta da poliziotti, che tra il 1987 e il 1994 terrorizzò l'Emilia Romagna con una escalation di rapine ed omicidi. Un racconto a più voci, tra cui spiccano soprattutto quelle del sostituto commissario Luciano Baglioni e del sovrintendente capo Pietro Costanza, i due agenti che con perseveranza condussero l'indagine, sino a rendersi conto che la lunga scia di sangue - 103 atti criminali, 102 feriti, 24 morti - portava verso dei loro colleghi. Prima ancora la serie Alfredino. Una storia italiana (Sky) ha messo ben in luce come attorno al pozzo dove era caduto il piccolo Rampi si agitassero diverse Italie: quella generosa, quella pasticciona, quella che voleva a tutti costi vedere in diretta il lieto fine, quella che si impegnò allo spasimo e quella che si perse nei cavilli. Ancora prima, la docuserie SanPa (Netflix), per quanto sbilanciata nel suo puntare il dito contro gli errori di Muccioli senza vederne i meriti, ha raccontato altre fratture tremende che hanno attraversato il nostro Paese negli anni Ottanta.

Le luci degli stadi e le ombre della cronaca si sono trasformate in un vivaio molto fertile. Dove però bisogna pescare con attenzione (soprattutto parlando di cronaca) proprio perché sono temi ancora molto vivi.

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