Quando una rosa appassisce, quello che resta è il suo nome, dice Gugliemo da Baskerville. E, sinceramente, è un vero peccato che di questa rosa di Raiuno non si ricorderanno in tanti. La fiction ripresa dal bestseller di Umberto Eco si è conclusa lunedì sera con un mesto 16,9 per cento di share e con soli 3.960.000 telespettatori. La prima puntata, che aveva raggiunto il 27 per cento e 6.500.000 spettatori, aveva fatto ben sperare nell'accoglienza da parte del pubblico. Invece, l'attenzione, via via nelle quattro serate, si è praticamente dimezzata. In effetti, il confronto con il film del 1986 interpretato da Sean Connery nei panni di Guglielmo da Baskerville, è impietoso. E, sinceramente, anche il confronto sul piano della recitazione tra il grande attore scozzese e il nuovo interprete del personaggio principale, John Turturro, non depone a favore di quest'ultimo. Ma, considerando che la fiction era destinata a un pubblico televisivo e non cinematografico, alla fine il prodotto era molto più che dignitoso. Certo, forse, seguire per quattro lunedì i lunghi contorcimenti verbali di Turturro e le elucubrazioni sui possibili assassini all'interno dell'abbazia, era un po' complicato. Ma, sinceramente, nulla a confronto con le serie gialle americane i cui contorsionismi e i cui buchi di sceneggiatura fanno elevare il Nome della rosa in Paradiso.
Comunque Turturro-Baskerville l'altra sera ha lasciato i suoi quasi quattro milioni di spettatori con un frase da non dimenticare, soprattutto di questi tempi: «Bisogna ridere della verità... perché la verità fa ridere».Teledico
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