La Spezia, gli sprechi dell’azienda che sfama i 21 familiari del Pd

Terremoto all’Acam di Spezia dopo la nostra inchiesta sulle assunzioni. Buco da 47 milioni fra terreni strapagati e società controllate in tutta Europa. L'imbarazzo di sindacati. Domande senza risposte

La Spezia, gli sprechi 
dell’azienda che sfama 
i 21 familiari del Pd

di Diego Pistacchi e Alberto Vignali

La Spezia Per molti si è trattato di una sorpresa. Almeno a giudicare dalle reazioni provocate dall’articolo sui dipendenti Acam, l’azienda spezzina di acqua, gas, telefonia, affini e non affini. I loro nomi, con tanto di grado di parentela con esponenti del Pd locale, hanno scatenato un terremoto. Andrea Orlando, portavoce nazionale del partito, ad esempio minaccia querele ritenendo una «grave distorsione procurata dall’inopinato e gratuito attacco giornalistico» il fatto che lui abbia una sorella che lavora in Acam. Come lui molti altri «interessati». Gianni Lucetti, figlio dell’ex sindaco di Lerici, chiede di precisare che la sua assunzione è stata fatta a seguito di concorso, per differenziarsi da altri citati in un articolo che pure «personalmente condivide nell'impianto accusatorio alla classe politica autoreferenziale e clientelare».
Ma contemporaneamente si moltiplicano i casi di cattiva gestione che hanno portato l’azienda al collasso, a un passivo di 47 milioni in due anni. Si scopre ad esempio che Acam ha acquistato per quasi 2 milioni un terreno che due anni prima era stato acquistato per 697mila euro. Che in realtà la cifra pagata dall’azienda, senza prima chiedere una perizia asseverata sul valore, è stata di 1 milione 999mila e 920 euro dopo che il consiglio di amministrazione aveva autorizzato l’amministratore delegato a fare operazioni senza preventivo consenso per un massimo di 2 milioni. E che il privato che improvvisamente due anni prima aveva acquistato il terreno non è uno scaltro immobiliarista ma opera nel commercio specializzato di carni. Si chiede conto all’Acam di massicce assunzioni negli ultimi anni (1.050 dipendenti per un’azienda da 130mila utenti) ma anche del ricorso costante a consulenze da record, con 12,3 milioni di euro spesi in quattro anni. Senza contare che il Gruppo Acam ha dato vita a ben 13 società controllate, con relativi amministratori (da 2,1 milioni l’anno), in giro per l’Italia e l’Europa, fino in Polonia.
Di questo, si può peraltro ancora parlare, il disastro è ormai sotto gli occhi di tutti. La «Parentopoli» rossa però è tabù. Trovare ad esempio un sindacalista alla Spezia in questi giorni è complicato. Risponde qualche segretario che però preferisce «parlare di cifre». Lorenzo Cimino (Cgil) non appare infatti troppo preoccupato dal fatto che molti esponenti del Pd «vantino» parentele tra i dipendenti Acam: «Mi sembra che non sia nulla di nuovo - commenta - mi pare una posizione strumentale. Molte delle persone citate nell’articolo non ci sono più, c’erano, ma adesso qualcuno è in pensione. Non c’è nulla che colleghi il sindacato con queste assunzioni. In un’azienda di mille dipendenti può capitare che ci siano assunzioni legate a personaggi politici locali». Risponde anche il delegato Filcem-Cgil Marco Guidarini: «Ci preoccupano più le cifre che i nomi, io però mi occupo di Acam da solo un anno e mezzo e quindi non ho esperienza diretta di questi fatti, non mi sembra corretto entrare nei singoli casi». Walter Andretti (Uil) rilancia la palla alla struttura sindacale: «Be’, è una cosa vera, ma come segretario generale non voglio esprimermi, c’è il segretario di categoria». Così a parlare è Salvatore Balestrino (Uilcem): «Purtroppo sono Roma in questi giorni, non ho seguito tutto, ha saputo solo superficialmente. Mi sembra che si voglia sbattere il mostro in prima pagina. Credo che sia ora di smetterla di giocare con i lavoratori». Il telefonino di Gianluigi Pagliari (Femca Cisl), dopo qualche squillo interrompe la comunicazione.
Poi ci sono i sindaci che hanno voltato parzialmente le spalle ad Acam affidando uno dei servizi storici dell’azienda, lo spazzamento delle strade, ad altri soggetti, ma che poi hanno votato il contestato bilancio. «Mi sembra una giocata pretestuosa, strumentale - commenta Massimo Nardini di Porto Venere, uno di quelli che ha chiuso alcune attività con Acam - magari in altre aziende dove ci sono concorsi nazionali le percentuali sono simili». Andrea Costa, sindaco di Beverino invece il bilancio non l’ha neppure votato: «Non si possono scoprire certe operazioni finanziarie solo all’ultimo». Il caso Acam è esploso.

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