Antonio e la seconda stella per entrare nei magnifici 5

Il tecnico al bivio: andar via o restare e vincere il titolo n° 20. Vorrebbe dire far parte della storia nerazzurra

Antonio e la seconda stella per entrare nei magnifici 5

A scudo in tasca è saltato fuori rapido il rumore dei nemici. E il bersaglio facile è lui, il salentino: cosa fa, resta, scappa, la tira per le lunghe? Qualcuno si è già portato avanti, e chi ci crede che Steven sia innamorato, e chi ci crede che la squadra non pretende il premio scudetto, e chi ci crede che sono tutti pronti a rinnovare alla stessa cifra? Conte poi, uno che ha posto fine alla dittatura bianconera, figurati!

Eppure Antonio Conte è davanti a un traguardo storico, la seconda stella sulla maglia.

Dopo il Mago che ha cucito la prima, il Sergente di ferro che ha vinto l'ultimo campionato di tutti paisà, il Trap che ha portato quello dei record e lo Special che ha fatto il Triplete. Helenio Herrera, Eugenio Bersellini, Giovanni Trapattoni e Jose Mourinho, i quattro più amati dalla tifoseria, ora sta a lui entrare nell'eternità della galassia nerazzurra. Mica male. Può farcela, ha dietro quattro storie diverse finite bene, alla fine uguali. Squadra che vince non si tocca? Dipende. Il Mago nella stagione 1964-65 vince il nono con la poesia della formazione sempre uguale e non cambia niente, anzi riduce la rosa da 24 a 22 giocatori. Prende Renato Cappellini dal Genoa che sostituisce il centravanti Milani, unico acquisto vero, in porta il vice di Giuliano Sarti è Ferdinando Miniussi che vede il campo da lontano, con i soliti noti conquista il decimo campionato e la prima Stella. Nel '77 arriva l'Eugenio dalla Sampdoria, si ritrova con una rosa di tutti italiani e gioca all'italiana, Inter ruvida, spigolosa e muscolare come il suo carattere. Facchetti lascia, davanti a Ivano Bordon c'è Graziano Bini, e arriva quarto dietro il Milan. L'anno dopo trionfa con due soli cambi, Domenico Caso e Roberto Mozzini. Gli scoppia fra le mani Evaristo Beccalossi dietro a Carlo Muraro e Alessandro Altobelli. Baresi, Oriali, Pasinato e Marini sono il meglio in circolazione a centrocampo, nessuna rivoluzione, dodicesimo scudetto, l'ultimo di una squadra tutta italiana che entra nella storia. L'Inter dei record è roba del Trap, una vita al Milan e l'altra alla Juventus, sfondare alla Nord non è semplice. L'anno prima arriva quinto, a San Siro vincono il Pescara e il Turun, la sua panchina bolle. Walter Zenga lo manda al diavolo, il capitano Alessandro Altobelli va alla Juventus, Ernesto Pellegrini regge, rivoluzione completa, arrivano i tedeschi e Ramon Diaz. Lothar Mattheus dice che l'Inter l'allena lui ma il Trap inventa il passo della quaglia a Monaco e spacca i cuori. Titolo a quattro turni dalla fine, 58 punti su 68, massimo risultato con 2 punti a vittoria, maggior numero di reti, miglior difesa, Serena capocannoniere, è l'Inter dei record. Poi Jose, quello del Triplete, anche lui rivoluziona, lo fa in una squadra con lo scudo sul petto, e vince tutto, cinque titoli ma contano il campionato, la coppa nazionale e la Champions a Madrid, il Triplete. Rivoluzione? Sì, totale, esce dalla Champions contro il Manchester United, Zlatan Ibrahimovic prende una traversa e Adriano un palo in sforbiciata. Via tutti e due con Maxwell, arrivano Samuel Eto', Diego Milito, Thiago Motta e Wesley Snejder, dalla Germania la sorpresa. Branca chiama: la porta si può aprire. Chi? Chiede Jose, Lucio risponde Branca. Con Walter Samuel forma la coppia più forte del mondo.

Ora, quale strada percorre Antonio Conte per portarsi alla pari con gli altri quattro? Dove va a mettere le mani, resta con i suoi come Herrera e Bersellini o tira giù i muri come Trapattoni e Mourinho? Perché è lui a decidere, la pandemia ha piallato gli ingaggi, ricominciare da capo è sempre un'avventura. No, non si tratta di scegliere fra una conferma o un addio. Conte per entrare nella storia dell'Inter deve fare qualcosa di mai fatto, cucire la seconda stella su quella maglia per entrare nei magnifici cinque.

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