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Galliani resta senza ombra Braida lascia e va alla Samp

Alter ego dell'ad, che ne prenderà l'interim. Da maggio Sogliano. Barbara Berlusconi aveva messo in discussione il suo operato

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Lo hanno chiamato «l'ombra di Galliani». È stato una vita al suo fianco, sempre un passo indietro, zero protagonismo, ma un sodalizio solidissimo fatto di amicizia, lealtà e dedizione alla causa. Ariedo Braida e Adriano Galliani s'incontrarono a Monza tantissimi anni fa, uno centravanti a fine carriera, l'altro vice-presidente e da quel tempo non hanno più smesso di lavorare uno al fianco dell'altro. Fino a qualche giorno fa, quando la nota di Barbara Berlusconi finì col mettere sotto accusa proprio il dipartimento di Ariedo Braida, lo staff degli osservatori, e l'insoddisfacente gestione del mercato. Non si è ufficialmente dimesso ieri mattina Ariedo Braida ma è pronto da giorni a farsi da parte, scadenza a fine dicembre, per cambiare, dopo una storia lunghissima, casacca e città. Andrà alla Samp di Garrone a completare una carriera piena di silenzi accurati, mai inquinata da esibizionismo smaccato. Nella finestra di gennaio 2014, sarà Adriano Galliani a raccoglierne l'interim in attesa dell'arrivo di Sean Sogliano, che deve completare il mandato al Verona. Quando Silvio Berlusconi salvò il Milan dalla bancarotta e nominò Galliani ad rossonero, Adriano convocò subito la sua ombra, Ariedo Braida appunto, lavorava all'Udinese in quella stagione. Cominciò così un sodalizio perfetto scandito da tanti colpi sul mercato e da inevitabili flop. Il presidente scoprì Gullit in un'amichevole a Barcellona, ad Ariedo si deve l'arrivo del più amato campione dell'era Berlusconi, Marco Van Basten: su quella pietra olandese il Milan di Berlusconi fondò il suo regno calcistico che dura ormai da quasi 30 anni con 28 trofei vinti e sulla maglia la dicitura di “club più titolato al mondo”. Van Basten fu il primo acquisto a costo ridottissimo, col parametro Uefa, un miliardo e 800 milioni, grazie anche a una retromarcia della Fiorentina (Nassi e Agroppi l'avevano prenotato) passata sotto la presidenza di Pier Cesare Baretti. A Milanello i primi commenti non furono entusiasti per via di un infortunio che privò Sacchi del suo bomber per quasi tutta la stagione: Van Basten tornò giusto in tempo per far gol al Napoli nella famosa sfida del sorpasso datata 1 maggio '88, la sfida scudetto. «Non era meglio prendere Rush?» gli chiesero più volte a mo' di rimprovero. Ian Rush, colpaccio della Juve di Boniperti, si rivelò una delusione, Van Basten divenne Pallone d'oro.

Ad Ariedo sono legati anche episodi epici della cavalcata berlusconiana. Al seguito di Galliani e dell'avv. Berruti partecipò al blitz di Lisbona per "rapire" Rijkaard, all'epoca in prestito allo Sporting di Lisbona. I tre inviati milanisti sfidarono la rivolta dei tifosi portoghesi che entrarono negli uffici del club per impedire il trasferimento: Braida, sconosciuto alla folla, si nascose in una toilette e mise al sicuro il contratto appena siglato dai dirigenti del club nelle mutande! Non sono state solo rose e fiori, intendiamoci. Anche i più bravi nel mestiere possono prendere le cantonate. E a Braida hanno sempre ricordato il blitz a Bordeaux per prendere Dugarry mentre la Juve, negli stessi giorni, scelse Zidane. Ed è inutile spiegare la differenza. Fu una lezione per Ariedo che qualche anno dopo, pur avendo in squadra Rui Costa e Rivaldo, fece il diavolo a quattro per convincere Galliani a prendere dal San Paolo un ragazzotto con gli occhialini, costo limitato, 7 milioni di euro, Kakà, segnalato dal ct della Colombia Francisco Maturana. A Dugarry seguirono altre scommesse perse: per esempio Gourcuff, Grimi. Ma altre ancora furono vinte alla grande. Magari a distanza di anni, come nel caso di Patrick Vieira, portato ventenne a Milanello e poi rimpatriato per diktat presidenziale. Perciò il silenzioso Ariedo non si lasciò influenzare dalla feroce battuta dedicata da Capello allo sbarco da Parigi di George Weah: «Chi mi avete preso, un cameriere?». Anche in questo caso la risposta fu il Pallone d'oro alzato nel cielo di San Siro dal bomber liberiano. A 66 anni (è già in pensione ed è legato da contratto di consulenza col Milan in scadenza a giugno 2014), Braida vuol uscire in punta di piedi dal Milan senza rancore né rimpianti, forse solo con un pizzico di amarezza. Neanche ieri ha risposto alle cento telefonate e ai mille sms. Uscendo dai nuovi uffici del Portello e voltandosi indietro ha solo pensato: «Questo non è più il Milan!».

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