Il generale Arrivabene porta la Rossa in guerra

Il generale Arrivabene porta la Rossa in guerra

La Rossa che teme di contare sempre meno nel mondo della F1 si accoccola fra le braccia di un manager alto uno e novanta e con le spalle larghe che i tifosi non conoscono ma che conosce la F1 come il tinello di casa sua: Maurizio Arrivabene. A spingerla con violenza verso di lui è stato Sergio Marchionne, diventato una furia dopo un mondiale vergognoso e preoccupato che la Rossa sia diventata quasi trasparente. «La strada che abbiamo di fronte non sarà breve né facile... Non dobbiamo temere il cambiamento ma cavalcarlo, non dobbiamo accontentarci, nessuno più di voi merita di tornare a vincere» ha infatti scritto il presidente nella lettera di quattro pagine inviata ai dipendenti del Cavallino. Ieri era a Maranello. Oltre a vergare la missiva, ha parlato con i vertici della Gestione sportiva e ringraziato Marco Mattiacci per il lavoro svolto in questi sette mesi alla guida del team: «Gli auguriamo il meglio per le sue sfide future». Per la verità, ringraziamento gelido. Nell'arco di un week end, il manager romano è passato da capo del team a disoccupato.

La scarsa eleganza di questo avvicendamento lascia perplessi. Sembra però che Marchionne abbia accelerato perché preoccupato non solo dai risultati in pista. Negli anni, i riconoscimenti ottenuti da Maranello sul piano economico (la spartizione milionaria delle entrate del Circus) sarebbero infatti stati accompagnati dalla progressiva perdita di peso a livello sportivo-regolamentare. Come se ad ogni osservazione recapitata da Maranello del tipo «i motori turbo non ci garbano», chi comanda il Circus avesse risposto «arrangiati, con tutti i soldi che prendi meglio che non ti lamenti...». Concetto per la verità ampiamente espresso lo scorso anno dal «Giornale» e ampiamente criticato da Maranello. Concetto a quanto pare ora ampiamente condiviso.

Fattosta, la Ferrari si prepara a dichiarare guerra alla F1 per tornare a contare a tutti i livelli. Per cui servono generali con spalle larghe che Mattiacci si stava facendo, ma che ancora non aveva, tanto più uscito di scena Montezemolo. Da qui il cambio cruento deciso da Marchionne che di seguire tutti i santi giorni la F1 come faceva il predecessore non ha né voglia né tempo. E da qui il nome di Arrivabene. Uomo vicino ad Agnelli (nel cda Juve) che Marchionne presenta dicendo «abbiamo bisogno di una persona che conosca a fondo non solo la Ferrari ma anche i meccanismi di governance e i bisogni di questo sport. Maurizio ha un patrimonio di conoscenze unico perché da anni è vicino alla scuderia e ha ben chiare le sfide che ci attendono... Io personalmente riconosco in Maurizio le qualità di un vero leader... gode del mio pieno supporto perché condividiamo la stessa visione... ho totale fiducia in lui».

Bresciano, 57 anni, da vent'anni nel Circus per Philip Morris, storico sponsor Ferrari, di cui era vice presidente Consumer channel strategy, Arrivabene è presenza stabile in ogni riunione dell'organo più importante dei motori, la “F1 Commission”, in rappresentanza di tutti gli investitori. Per cui Ecclestone, Todt e compagnia hanno sempre avuto occhi di riguardo per l'uomo che parlava a nome del cuore pulsante del Circus che non pulsa di motori, bensì di sponsor. Vien da sé che Arrivabene sa come ragiona big Bernie.

Dunque, tifosi della Rossa tranquilli. È in buone mani. Anche perché la Ferrari che va alla guerra si giocherà tutto proprio nelle trattative. A cominciare da oggi, a Ginevra, nel vertice della “F1 Commission” dove, forse, sarà presente lo stesso Marchionne. Dove però, di certo, ci sarà Arrivabene. Nel curioso ruolo di rappresentante ufficiale degli sponsor (a Maranello inizierà il 1° dicembre) e ufficioso della Ferrari. In fondo, già un modo per spiazzare gli altri boss. Anche perché Marchionne non ha messo in moto questo ribaltone per ottenere solo lo scongelamento delle power unit fino a luglio. Vuole invece rimettere mano alle norme. Ai motori. Non a caso la Mercedes minaccia - a ragione, visto che ha lavorato meglio di altri - di lasciare la F1 in caso di stravolgimenti. La guerra è iniziata.

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