La generosità dei tifosi Dea e l'egoismo dei calciatori

Non è stato importante aspettare il risultato della partita di Champions league a Valencia. L'Atalanta aveva già vinto nel pomeriggio

La generosità dei tifosi Dea e l'egoismo dei calciatori

Non è stato importante aspettare il risultato della partita di Champions league a Valencia. L'Atalanta aveva già vinto nel pomeriggio. O meglio, avevano vinto i tifosi della Dea, quelli brutti, sporchi e cattivi, gli ultras, i fedelissimi, pronti a partire per la Spagna ma rimasti a terra da decreti e nuove restrizioni. Invece di scendere in piazza e di salire sui tetti, secondo abitudini di giornata, hanno deciso di devolvere la cifra totale dei biglietti rimborsati, quarantamila euro, all'ospedale papa Giovanni XXIII di Bergamo, dove stanno giocando una partita vera medici e infermieri per combattere questo virus, maligno e maledetto. È un atto di vera generosità, deciso da chi già si tassa per tenere in piedi il teatro del football e viene anche penalizzato da prezzi clamorosi. Non si hanno, per il momento, uguali gesti di solidarietà, beneficenza e carità, dei calciatori, allenatori dello stesso calcio.

Sandro Mazzola ha invano lanciato l'idea di un taqlio del 5 per cento dei salari dei calciatori in favore del personale medico degli ospedali. Non c'è stata alcuna reazione, anzi, a ribadire la sensibilità della comitiva dei prestipedatori, ci ha pensato Tommasi Damiano, capo del sindacato dei suddetti, minacciando lo sciopero se non si fosse fermato il campionato domenica scorsa. Svanita, in minuti due, la proposta demagogica, lo stesso Tommasi Damiano non ha pensato di suggerire, agli iscritti, una raccolta di denari, e che denari, per medici e infermieri. Non sia mai. Più comodo mettere all'asta le magliette, pantaloncini, divise da gioco, tanto non è nemmeno roba loro, più utile prestarsi per la pubblicità in tivvù, è, infatti, risaputo che il portafoglio dei calciatori sia in zona minata, chi lo tocca rischia la fine o il contagio pernicioso. Segnalati diversi atti di solidarietà da parte dei club, Inter, Juventus e ancora da Giorgio Armani, Dolce e Gabbana, Bulgari, Fedez-Ferragni, banche, gruppi finanziari, supermercati. Tutti si sono distinti con donazioni significative. Silenzio miserabile dal settore calciatori e affini. Sotto la maglia, niente.