Mancini e Ancelotti adesso respirano Il pericolo è solo Mou

Il Filosofo ha scelto. E per tener fede al soprannome, non si è curato più di tanto del portafogli. Pep Guardiola sarà il nuovo allenatore del Bayern Monaco, sceicchi ed emiri restano con un palmo di naso. E pure paperone Abramovich s'inchina. Niente Manchester City, Chelsea o Psg, l'ex tecnico del Barcellona ha preferito il progetto tedesco al conto in banca. E ora lo attendono birra, crauti e Lederhosen, in attesa di mettersi al lavoro.
Ieri l'annuncio ufficiale: Guardiola erediterà la panchina di Heynckes, che andrà in pensione, a partire dalla prossima stagione. Contratto firmato sino al 2016 e sorriso a trentadue denti per i vari Rummenigge, Beckenbauer e Sammer, che hanno commentato euforici la notizia sul sito del club. L'organizzazione bavarese è stata decisiva nella scelta di Pep. Squadra solida e talentuosa, conti in ordine, giovani (Alaba, Kroos e Shaqiri su tutti) su cui puntare, stadio moderno e campionato in crescita costante. I maligni ci aggiungono pure il fattore Mourinho. In Bundesliga Guardiola è sicuro di non doversi misurare (soprattutto mediaticamente) con lo Special One, il bau bau delle sue ultime notti in blaugrana.
A proposito di Mou, perso Pep, il portoghese diventa giocoforza l'obiettivo primario delle big per la prossima estate. I "poveri" Mancini, Benitez e Ancelotti hanno poco da stare allegri. Cancellata l'ombra di Guardiola, eccone un'altra, ingombrante almeno quanto la prima. Il fantacalcio delle panchine continua. Mourinho non resterà al Real Madrid, a meno di clamorosi colpi di scena. Il distacco abissale dal Barça in campionato e le polemiche con l'ambiente dei blancos (tifosi in testa) hanno rotto l'incantesimo: in Spagna non ne possono più del vate di Setubal. E dove andrà José? The Sun suggerisce un'improbabile pista italiana. Berlusconi lo vorrebbe alla guida del nuovo Milan dei giovani. Ma Mou non è Guardiola, per convincerlo servirebbero un assegno da nababbo e un budget faraonico da spendere sul mercato. Due particolari che cozzano rumorosamente con la politica d'austerity rossonera. Vallo a spiegare oltremanica. E se qualcuno lancia un'idea Seedorf, un candidato più credibile potrebbe invece essere Frank Rijkaard. Ieri l'olandese è stato esonerato da ct dell'Arabia Saudita, dopo l'eliminazione dalla coppa del Golfo. Intascherà una buona uscita da 3 milioni di euro e poi setaccerà l'Europa in cerca di una panchina. Da ex milanista una visita a Milano sarà d'obbligo.
Né lui né Mourinho potranno invece ambire al Manchester United. Sir Alex Ferguson, che in passato aveva indicato il portoghese come suo erede ideale, ha rinviato di un altro anno il pensionamento. E per festeggiare si è concesso un'incursione sul mercato, strappando un sì di massima a Lampard per la prossima stagione. Mou deve così sperare che tra Chelsea, Manchester City e Psg qualcuno bussi alla sua porta. Magari proprio i francesi dello sceicco, capace di appassionarsi al binomio Mou-Cristiano Ronaldo. Oppure lo Special One deve stare fermo un anno aspettando sir Alex. Un rischio perché, sempre stando ai rumors britannici, due tecnici emergenti lo insidierebbero nella testa di Ferguson: sono lo juventino Antonio Conte e l'allenatore del Borussia Dortmund, Jurgen Klopp. Il nuovo che avanza piace al vecchio che lascia. Il calcio è proprio un mondo a sé.

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