Piero EvangelistiParigi «Doer», in inglese, è quello che agisce, che alle parole fa seguire i fatti, normalmente contrapposto a chi fa dichiarazioni solenni che non producono effetti. Al COP 21, la 21ª Conferenza delle Parti sul clima che si è chiusa a Parigi la scorsa settimana, di dichiarazioni ce ne sono state sempre tante e solenni, per i fatti bisognerà aspettare. Chi, invece, realmente fa e ha fatto (un vero «doer»), per contribuire alla riduzione dell'inquinamento e alla riduzione dei gas a effetto serra è Nissan, la marca che, insieme all'alleata Renault, è da anni seriamente impegnata nella diffusione della mobilità a emissioni zero.Nissan Leaf, che ha da poco festeggiato il suo quinto compleanno (regalandosi una nuova serie che con una batteria da 30 V dichiara una percorrenza possibile di 250 chilometri, oltre 170 effettivi nell'uso quotidiano), è infatti leader incontrastata del mercato mondiale dei veicoli a emissioni zero con 200mila unità vendute a livello mondiale, 50mila delle quali nella sola Europa (si stima che, globalmente, abbiano percorso 3,9 miliardi di chilometri risparmiando 640 milioni di chilogrammi di anidride carbonica). È una posizione dunque privilegiata, quella del costruttore giapponese, come interlocutore di governi, nazionali e locali, per creare infrastrutture di ricarica, per sciogliere cioè quello che è oggi il nodo che blocca la reale diffusione di massa delle auto elettriche pure («Nissan rimarrà un costruttore di elettriche senza compromessi - dichiara Robert Lujan, californiano, che al quartier generale di Yokohama ha la responsabilità globale delle Ev di Nissan - l'altissimo indice di soddisfazione dei clienti di Leaf e del commerciale Nv200, oltre il 90%, ci conferma che siamo sulla strada giusta»).Nissan è quindi impegnata a supportare i sempre più numerosi progetti di comunità locali e di stati per la realizzazione di reti di ricarica, ed è partner in nuovi ambiziosi progetti, come Vehicle 2 Grid, in partnership con Enel, che trasformerà un'automobile elettrica, una volta inserita in una «rete», in un fornitore di energia quando non viene utilizzata.Anche questa è una scommessa che Nissan intende vincere. Si parla sempre più di auto a fuel cell a idrogeno e c'è il rischio che molte delle risorse per la mobilità elettrica vengano dirottate verso questa tecnologia.
«Nissan e Renault - ha dichiarato Carlos Ghosn, il grande capo dell'Alleanza franco-giapponese - non sono interessate all'idrogeno che, per essere diffuso, ha bisogno di investimenti enormi: le colonnine di ricarica e le stazioni di rifornimento dell'idrogeno non hanno, infatti, costi comparabili».Nissan in pole sul fronte della sostenibilità
È interlocutore privilegiato delle istituzioni. Il quinto compleanno di Leaf
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