Aldo Montano, come sta vivendo questa magnifica spedizione?
«Manca solo la mia sciabola, dispiace perché non è un periodo roseo anche in termini di ricambi e manca l’infortunato Curatoli. Si va a periodi e cicli, ma torneremo anche noi. Le altre armi hanno fatto invece bene, nel fioretto e nella spada più o meno da sempre, qualsiasi Ct ci metti, si vince perché abbiamo grandi tradizioni. Stiamo festeggiando tutti».
Chi è il Montano di questa nazionale?
«Mi butto sul femminile, Rossella Fiamingo e Arianna Errigo sono le mie preferite».
Facevano già parte della sua nazionale.
«Noi eravamo più scapestrati, più istrionici. Ora sono tutti bravi ragazzi, diversi dalla nostra generazione che si prendeva qualche lusso eccessivo. Oggi hanno il nutrizionista, lo psicologo, il preparatore atletico. Noi andavamo più ad interpretazione tecnica, io mi sono divertito un sacco. C’era più poesia, ho perso per strada qualche medaglia ma io mi massacravo anche ai tricolori».
Si aspettava questo boom in Asia dove la scherma ha allargato i confini mondiali?
«La scherma si è globalizzata, c’è un abbassamento del bagaglio tecnico in favore di quello atletico ma è diventato uno sport più internazionale, e noi ci siamo. Per tradizione siamo costretti quasi a vincere sempre, ma ora bisogna andare oltre l’estro. Perché gli altri vanno avanti e s’inventano cose nuove. Ora non culliamoci sugli allori altrimenti c’è il rischio poi di inseguire. Siamo forti ma dobbiamo essere capaci di anticipare, prevedere un mondo che cambia mentre pensiamo ai ricambi».
L’Italia non vince dal 2016 l’oro olimpico individuale: questi trionfi di metà quadriennio ci fanno ben sperare per Los Angeles 2028?
«Quando fai grandi stagioni prima, devi confermare poi tutto questo alle Olimpiadi e porta più pressioni. Personalmente è stato più facile fare la sorpresa ad Atene, mi alleggerì le aspettative. È anche sbagliato dire vinco meno e penso poi a vincere alle Olimpiadi. Quindi godiamoci questo momento d’oro, non fermiamoci ma prepariamo anche i Giochi 2028».
