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Calcio

Ranieri aggiustatore e la mission possible di ridarci qualità

La vita trascorsa in panchina diventa il patrimonio su cui costruire il nuovo corso della Nazionale: l’obiettivo è restituire una prospettiva al movimento

Roma's coach Claudio Ranieri during the Italian Serie A soccer match AS Roma vs Atalanta BC at Olimpico stadium in Rome, Italy, 02 December 2024. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Si può essere licenziati dalla Roma e, tre mesi dopo, essere assunti dalla nazionale. Capita in questo football strambo, capita a Claudio Ranieri, un giovane vecchio, un saggio uomo di calcio, The Tinkerman, lo avevano battezzato nel favoloso anno del Leicester City, dunque “L’aggiustatore”, per la sua pazienza, per il suo equilibrio e per l’arte diplomatica, il “Dilly Ding, Dilly Dong”, il suono del campanello che utilizzava tra una risposta e un’altra, ha fatto parte della sua avventura inglese, la stampa, quella cattiva, gli perdonò tutto anche il successivo tonfo in Premier.

A Roma era ed è rimasto Er Fettina, testaccino figlio di Mario, macellaio che consegnava a Claudio gli ordini dei clienti (le fettine) da trasportare in Lambretta alle varie dimore. Infine è Ranieri Claudio, la sapienza antica da offrire alla ricostruzione del calcio italiano, il ruolo assegnatogli anche dagli americani Friedkin ma poi intossicatosi con l’allenatore, di idee e piglio differenti, un epilogo amaro, una ferita difficile da rimarginare ma adesso la nuova avventura che sicuramente lo stimola e lo porta ad assumersi responsabilità precise.

Dovrebbe, dovrà, radunare i tecnici delle nazionali giovanili, i responsabili delle varie scuole di football, ascoltare, capire, studiare, insegnare una nuova strategia di investimento per raccogliere, dopo l’aratura e la semina (parole di Malagò), un prodotto italiano, di anagrafe e di tradizione, al cento per cento. In breve, il rilancio e il ritorno al piacere del gioco, al dribbling, al colpo di genio, ovviamente senza trascurare la disciplina tattica ma soprattutto senza l’esasperazione da kamasutra che accompagna la maggior parte degli allenatori, una maniacale ricerca dell’effetto scenico quasi a dimostrare la propria presenza, in assenza di talenti. Claudio Ranieri può essere il preside della scuola nelle cui aule si dovrà studiare una lingua diversa da quella frequentata nei club, sarà il compagno di avventura di Mancini che rispetto a lui, freme di un carattere più sanguigno, dunque andrà frenato, gestito, guidato ma non certamente condizionato come alla Roma qualcuno aveva presunto.

Ranieri ha conosciuto il football di provincia e il calcio dei signori, la Spagna, la Francia, la Grecia l’Inghilterra, con diversi risultati ma sempre con la stessa riconoscenza di chi aveva in lui creduto e investito, anche nei casi fallimentari e/o negativi.

Ranieri è comunque Roma e la Roma, in questo mangia lo stesso pane di Giovanni Malagò, lupacchiotti veri, l’unione dovrebbe fare la forza, escludo che Sor Claudio si metta a discettare di 4-3-3, pur

conoscendo perfettamente l’articolo in questione, lui parla più lingue, come lo stesso Mancini e così il presidente federale, questo è un valore aggiunto soprattutto per la riconoscibilità internazionale, conterà, tuttavia, la koinè interna. Prevedo un lessico romanesco in sede di conferenza stampa, dal marchese del Grillo a Stetebboni, è il pedaggio da pagare in un mondo nel quale la comunicazione ha la prevalenza sulla polpa, sulla sostanza ma queste ultime due comunque ci sono e in abbondanza.

Claudio così disse: «Venendo a Londra ho capito che due inglesi fanno un popolo, sessanta milioni di italiani no». Proviamoci con undici.

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