Gentile Direttore Feltri, leggo che un parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra avrebbe contattato Yossra Fakir, nipote dell’uomo morto a Bologna dopo un fermo di polizia, prospettandole addirittura un ingresso in Parlamento. Dopo la candidatura di Ilaria Salis, che cosa pensa di questo modo di selezionare la classe dirigente?
Andrea Pandolfi
Caro Andrea, se la notizia sarà confermata, confesso che non ne sarò stupito. Mi pare che una certa sinistra abbia scoperto da tempo una curiosa scorciatoia per scegliere i propri rappresentanti: invece di cercare necessariamente persone distintesi per competenza, esperienza, cultura politica o lavoro sul territorio, si punta sul personaggio divenuto improvvisamente simbolico grazie a un caso capace di occupare giornali e televisioni.
Sia chiaro: la nipote di Fakir non porta alcuna responsabilità per ciò che abbia fatto o non abbia fatto suo zio. Le responsabilità sono personali e non si ereditano per parentela. Né intendo irridere il dolore di una famiglia. Proprio per questo, però, mi domando quale sarebbe il merito politico che giustificherebbe l’ingresso della signorina in Parlamento. Se possiede qualità, idee e competenze particolari, ci vengano illustrate. Se invece il requisito consiste nell’essere diventata il volto pubblico di una vicenda di cronaca, allora stiamo trasformando le istituzioni nella prosecuzione dei talk-show.
Il precedente di Ilaria Salis rende il dubbio legittimo. Avs la candidò alle Europee mentre si trovava detenuta in Ungheria e sotto processo per accuse molto gravi, che lei ha sempre respinto. Fu eletta e acquisì l’immunità parlamentare. Non sostengo che i due casi siano identici, perché evidentemente non lo sono. Noto però una tendenza a cercare figure capaci di incarnare una battaglia identitaria e soprattutto di suscitare una forte reazione emotiva nell’elettorato. È questo che trovo deprimente.
Un partito piccolo ha naturalmente diritto di cercare candidati capaci di raccogliere voti. Ma non oltraggiando la cosa pubblica, riducendola alla stregua di un trofeo.
Se davvero Avs ritiene Yossra Fakir adatta a questo compito, ci spieghi perché: curriculum, idee, proposte, competenze. Se invece l’unica risposta fosse il cognome che porta e la tragica vicenda alla quale esso è legato, non sarebbe politica. Sarebbe marketing del dolore. Qualcosa che la sinistra conosce molto bene.
