Caro direttore Feltri, Greta Thunberg appare sempre, preferibilmente avvolta nello straccio palestinese, in tutte le manifestazioni in grado di mettere in difficoltà i Paesi in cui vige la democrazia e l’Occidente in generale. Mai che si impegni per evidenziare le storture e torture dei Paesi dove c’è poca o nessuna libertà di manifestare e ce ne sarebbe bisogno! Ha senza dubbio fatto i soldi, nel corso degli anni. Ma resta una poverina. Cerchiamo di comprenderla...
L.C.
Caro amico, Greta Thunberg, con tutto il rispetto, è un fenomeno interessante quasi quanto una zanzara in camera da letto: piccola, insistente e convinta di essere il centro dell’universo. La differenza è che la zanzara non pretende di salvare il pianeta. Greta, invece, vuole salvare tutto: il clima, la Palestina, l’umanità e, se avanza tempo, pure il frigorifero. Naturalmente, purché la causa sia quella giusta e ci sia una telecamera nei paraggi. Dove c’è una protesta, eccola pronta a occupare il marciapiede della Storia. Dove c’è una dittatura, invece, il marciapiede diventa improvvisamente un pezzo d’asfalto meno invitante. Curioso, vero? In democrazia si può contestare il sistema usando il megafono che il sistema consente di comprare. Altrove, per protestare, si rischia la galera. Quanto ai soldi, non facciamo i commercialisti della coscienza altrui. Predicare la sobrietà non impedisce di avere un conto in banca: sarebbe interessante sapere se almeno quello gode di un clima temperato. Greta non è una santa, né un oracolo. È un’attivista, con tutte le contraddizioni del caso. Comprenderla? Certamente. Purché non diventi un obbligo di adorazione come da parte di certa sinistra. La giovinezza, d’altra parte, è un’età complicata, soprattutto quando si scopre che indignarsi procura attenzione e allora si sceglie il dissenso come missione e stile di vita. E Greta è giovane. Sempre meno, ma ancora giovane. Ma tra ascoltarla e proclamarla patrona universale della virtù passa una bella differenza. Per salvare il mondo servono fatti, non soltanto facce corrucciate, kefiah al collo e hashtag ben confezionati. E se proprio vogliamo essere rivoluzionari, cominciamo a pretendere coerenza da tutti. Dai potenti, dagli attivisti e pure da noi stessi che siamo bravissimi a distribuire patenti di purezza a chi ci aggrada. Ricordiamoci che fare i buoni in pubblico è facilissimo: il difficile è esserlo quando non ci sono fotografi. Greta può pure voler salvare il pianeta. Noi, nel frattempo, proviamo almeno a salvare il senso del ridicolo.
