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La stanza di Feltri

Debole lo Stato che cede alle minacce sulla moschea

Ciò che non si può pretendere è che il diritto coincida con il proprio desiderio e che un no provvisorio venga rovesciato facendo intendere

Le reti italiane dei Fratelli musulmani

Caro Direttore Feltri, a Venezia il presidente di un’associazione islamica ha annunciato che, se non sarà consentito costruire la moschea a Mestre, i bengalesi scenderanno in piazza e, scioperando, fermeranno Fincantieri e il turismo. Dopo parole del genere, secondo lei il Comune dovrebbe concedere l’autorizzazione?

Luigi Scarpa

Caro Luigi, direi esattamente il contrario. Uno Stato autorevole e sano non modifica le proprie decisioni amministrative perché qualcuno mostra i muscoli e gli comunica che, qualora non ottenga ciò che pretende, sarà capace di paralizzare pezzi della città. Sarebbe un precedente devastante.

La questione religiosa, infatti, non c’entra nulla. La libertà di professare la propria fede è garantita dalla nostra Costituzione e deve esserlo per chiunque: cristiano, musulmano, ebreo, buddista o ateo.

Il sindaco Simone Venturini ha affermato che, allo stato attuale, non esistono le condizioni per aprire quella moschea. Se un domani le condizioni previste saranno soddisfatte, il progetto potrà essere valutato secondo le regole. Oggi, se non lo sono, non lo sono. Punto.

Ciò che trovo intollerabile è il ragionamento: siamo numerosi, lavoriamo in settori importanti, dunque se non ci date ciò che chiediamo possiamo fermare Fincantieri e il turismo. Questa non è un’argomentazione a favore della moschea. È una dimostrazione di forza rivolta alle istituzioni.

E proprio le istituzioni, davanti a simili pressioni, devono essere ancora più ferme.

Si può manifestare. Si può protestare. Si può impugnare un provvedimento nelle sedi competenti. Si può contestare un sindaco e alle elezioni si può perfino mandarlo a casa. Sono tutti strumenti di una democrazia. Ciò che non si può pretendere è che il diritto coincida con il proprio desiderio e che un no provvisorio venga rovesciato facendo intendere: o fate come diciamo noi oppure vi creiamo un problema.

Anzi, se davvero si desidera dimostrare di essere parte integrante di una comunità, il primo requisito è semplicissimo: rispettarne le regole anche quando non ci piacciono.

Lo Stato che cede all’intimidazione non è più accogliente o tollerante. È semplicemente uno Stato debole. E uno Stato debole, alla fine, non tutela la libertà religiosa di nessuno: tutela soltanto chi riesce a fare più rumore.

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