Caro direttore Feltri, eccola lì Ilaria Salis, la pasionaria dei diritti, l’attivista occupante di appartamenti altrui, la madrina di tutti i martellatori antinazisti, condannata per non aver pagato i suoi collaboratori al Parlamento europeo. Bene, brava, bis! Chi lavora per te deve farlo gratis e non ha diritti ma solo doveri: questa è l’ideologia tipica degli arroganti eletti sotto le insegne della sinistra estrema di Avs. Proletari di tutto il mondo unitevi e venite a lavorare per noi! Gratis, naturalmente...
Armando Parodi - Genova
Caro Armando, la sinistra radicale ha una straordinaria capacità: riesce a trasformare qualunque principio in un boomerang. Si proclama paladina dei lavoratori e di ogni creatura socialmente vulnerabile. Poi, quando il lavoratore bussa alla porta di casa propria per ricordare che anche lui avrebbe qualche diritto, cala il silenzio. Dev’essere un effetto collaterale dell’antifascismo militante. La vicenda di Ilaria Salis è illuminante non per il colore politico della protagonista, quanto per la curiosa distanza che separa le parole dai fatti. I diritti sono una faccenda meravigliosa finché vengono reclamati contro gli avversari. Diventano assai meno poetici quando impongono a noi stessi qualche obbligo.
Non ho mai pensato che un errore professionale trasformi una persona in un mostro. Ma non si comprende perché chi ha costruito la propria fortuna politica sulla predicazione dei diritti debba pretendere una speciale indulgenza quando quei medesimi diritti presentano il conto. È il vecchio vizio dell’ideologia: stabilire regole universali e poi scoprire che per gli amici servirebbe una postilla. Il diritto va rispettato, purché non diventi scomodo. L’uguaglianza è sacrosanta, purché non ci costringa a stare tutti sullo stesso piano. E qui arriviamo al capolavoro: predicare il riscatto degli sfruttati e dimenticarsi che chi lavora per noi non è un soprammobile ideologico. Pare una pretesa rivoluzionaria, invece è solo buon senso, lo stesso che viene considerato una pericolosa deviazione borghese. Un deputato, un attivista, un sindacalista o un ministro non acquisisce una patente morale speciale. Non esiste una tessera di partito capace di trasformare un obbligo in un’opinione. Se difendi i diritti, devi difenderli sempre. Se invochi la giustizia, devi accettare che valga anche quando bussa alla tua porta. Se chiedi agli altri coerenza, sarebbe elegante offrirne almeno un assaggio. Altrimenti non sei un paladino dei lavoratori. Sei uno che ha scoperto che il proletariato è una categoria molto utile nei comizi e meno comoda quando presenta la fattura.
