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La stanza di Feltri

Giovanni Sartori aveva il coraggio di dire la verità

Chi pensa disturba, chi prevede viene insultato e chi ha ragione, soprattutto se in anticipo, viene processato dal tribunale dei buoni sentimenti, dove i giudici assolvono gli amici e condannano il buon senso

Quella profezia di Sartori sulla cittadinanza

Caro direttore Feltri, sempre presente nella mia mente è, e sarà, Giovanni Sartori, un sincero e onesto democratico, uno studioso che sempre si era tenuto lontano dai pregiudizi di cui si nutrono gli sciocchi che si atteggiano ad intellettuali. Egli, in tempi che non erano ancora così tumultuosi come quelli che stiamo vivendo e nei quali la presenza dei musulmani nei nostri territori non era ancora così numerosa, osò sfidare i fanatici di sinistra e senza peli sulla lingua disse che quella era gente che mai si sarebbe integrata. Né mai si sarebbero integrate le loro seconde, terze ed ennesime generazioni. Aveva ragione. Il ceffo scoperto ieri, da noi aveva avuto tutto, aveva preso tutto quello che mai gli sarebbe stato dato nella terra dei suoi genitori, era stato accettato dal ghota e non era certo emarginato. Non era niente di quello di cui si riempiono la bocca i sociologi e i giustificazionisti da comodino. Niente di quello di cui si nutrono e fanno sfoggio i tanti tromboni frequentatori abituali dei numerosi teatrini tv che hanno fatto della menzogna la loro cifra.

Francesco Cigna

Caro amico, Giovanni Sartori aveva un difetto imperdonabile: ragionava. In Italia è una colpa grave, quasi un reato contro il buon costume intellettuale. Chi pensa disturba, chi prevede viene insultato e chi ha ragione, soprattutto se in anticipo, viene processato dal tribunale dei buoni sentimenti, dove i giudici assolvono gli amici e condannano il buon senso. Sull’integrazione abbiamo costruito una favola meravigliosa, di quelle che fanno piangere dalla commozione e ridere dalla disperazione. Basta pronunciare «inclusione» tre volte davanti allo specchio e, zac, ogni problema scompare. Peccato che la realtà sia una bestiaccia maleducata: non guarda i talk show e non obbedisce ai sociologi con la soluzione pronta per ogni disgrazia altrui. Integrarsi significa rispettare le leggi, conoscere la lingua, accettare i principi del Paese in cui si vive. La cittadinanza non è un abbonamento alla felicità, né un certificato automatico di civiltà. Se un individuo commette un crimine, la responsabilità è sua. Trasformarlo nel rappresentante di un’intera comunità sarebbe una sciocchezza speculare a quella di chi nega ogni problema per paura di disturbare il salotto buono. Due errori non fanno una verità: fanno solo una trasmissione televisiva. Il guaio è che, quando i fatti diventano scomodi, spuntano gli specialisti delle attenuanti: il disagio, l’emarginazione, l’infanzia difficile, la società cattiva. Manca solo Mercurio retrogrado. Sartori aveva il coraggio di dire ciò che altri non volevano ascoltare. E in un Paese dove tutti pretendono di avere ragione, ma pochi si prendono la briga di pensare, è già una forma di eroismo.

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