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L'ideologismo e il bene dei bambini

Nessuno ha mai sostenuto che esistano genitori perfetti. Non esistono. Non esistono famiglie prive di problemi, difficoltà economiche, carenze organizzative, errori educativi o momenti di fragilità

L'ideologismo e il bene dei bambini

Caro Direttore Feltri,
ho letto che perfino i consulenti nominati dal Tribunale per i minorenni ritengono che i piccoli Trevallion possano tornare a casa dai loro genitori. Dopo mesi e mesi di sofferenza, di polemiche e di accuse, sembra finalmente emergere che il loro posto sia accanto alla mamma e al papà. Secondo lei, questa perizia apre davvero la strada al ricongiungimento familiare oppure dobbiamo aspettarci altre sorprese da una vicenda che, finora, ne ha riservate fin troppe?

Giovanni Gatto

Caro Giovanni,
dovrebbe essere un passaggio logico. Sottolineo: dovrebbe. Perché, se questa storia ci ha insegnato qualcosa è che la logica, purtroppo, non sempre trova cittadinanza nei tribunali minorili. Leggo che i consulenti nominati dallo stesso Tribunale hanno riconosciuto l'esistenza di criticità, ma al tempo stesso ritengono che i bambini possano fare ritorno nella loro famiglia. È una conclusione che molti cittadini comuni avevano intuito da tempo, pur senza possedere titoli accademici, consulenze tecniche o perizie di centinaia di pagine. Bastava il buonsenso.

Nessuno ha mai sostenuto che esistano genitori perfetti. Non esistono. Non esistono famiglie prive di problemi, difficoltà economiche, carenze organizzative, errori educativi o momenti di fragilità. Se la perfezione diventasse il requisito per crescere dei figli, le case degli italiani resterebbero vuote. La domanda vera è sempre stata un'altra: questi bambini erano vittime di violenze? Erano abbandonati? Erano privi di affetto? Erano esposti a un pericolo tale da rendere necessario spezzare il legame con la madre e con il padre?

A quanto pare, la risposta che emerge oggi dalle stesse consulenze del Tribunale è negativa.

E allora io continuo a pormi la domanda che mi accompagna dall'inizio di questa vicenda: chi restituirà ai bambini il tempo perduto?

Per mesi questi piccoli sono stati privati della loro quotidianità, delle loro abitudini, della loro casa. Per mesi una madre è stata tenuta lontana dai figli. Per mesi si è ritenuto che il problema fossero i genitori, mentre oggi leggiamo che la soluzione può e deve passare proprio attraverso il recupero del nucleo familiare.

Mi colpisce sempre una circostanza: quando si parla di minori, si invoca continuamente il loro interesse superiore. Giustissimo. Ma quale interesse superiore può esserci nel separare dei bambini da genitori che li amano, se non esiste un pericolo concreto che renda inevitabile tale scelta?

Gli esperti ci spiegano da decenni che il legame affettivo con le figure genitoriali rappresenta uno dei pilastri dello sviluppo emotivo di un bambino. Spezzarlo dovrebbe essere l'ultima delle soluzioni, non la prima. Dovrebbe essere una misura eccezionale, non un riflesso burocratico.

E invece questa vicenda ha dato spesso l'impressione opposta: che il ricorso all'allontanamento sia stato trattato con una leggerezza che lascia sgomenti.

La famiglia Trevallion, nel frattempo, ha dimostrato disponibilità a collaborare, ad affrontare le criticità segnalate, a migliorare le condizioni contestate. Ha mostrato una volontà di dialogo che meriterebbe di essere valorizzata, non ignorata.

Per questo auspico che il ricongiungimento avvenga il prima possibile.

Attenzione, però: auspico non significa dare per scontato. Perché questa storia ci ha già sorpreso troppe volte, hai ragione. Ci ha mostrato decisioni che molti cittadini hanno percepito come incomprensibili. Ci ha mostrato un sistema che talvolta sembra innamorarsi delle proprie teorie più che delle persone in carne e ossa.

E quando le teorie prevalgono sulla realtà, il rischio dell'ideologismo è sempre dietro l'angolo. Io non so quali convinzioni abbiano guidato chi ha preso certe decisioni. So però una cosa: il metro di giudizio deve essere uno soltanto, il bene concreto dei bambini.

Se davvero, come emerge oggi, il loro posto è accanto alla madre e al padre, allora ogni ulteriore ritardo sarebbe difficile da comprendere. Perché i bambini non vivono nel passato e non vivono nelle perizie. Vivono nel presente. E il presente di un bambino dura un attimo. Ogni mese trascorso lontano dagli affetti più profondi pesa enormemente nella sua vita.

Per questo mi auguro che prevalga finalmente la ragionevolezza. Che si abbia il coraggio di riconoscere eventuali errori. E che questi bambini possano tornare là dove, salvo prova contraria, ogni bambino dovrebbe stare: nella propria famiglia. Con mamma e papà.

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