la stanza di Mario CerviBocciare la Merkel significherebbe bocciare anche Draghi

Bernanke, il presidente della Federal Reserve Usa, stamperà altri dollari per far fronte alla crisi. Il Giappone lo stesso giorno del tonfo della Borsa (meno 7%) ha deciso di stampare una valanga di yen. E l'Europa? Eh no, noi siamo bravi, dobbiamo tirare la cinghia, altrimenti la signora Merkel si indispone. Lasciamo che cittadini e imprenditori onesti si suicidino. Ma che schifo di parlamentari abbiamo eletto e hanno eletto anche negli altri Paesi? Possibile che nessuno abbia il coraggio di mandare la cancelliera quel paese? Avevano deciso di eliminare i centesimi e lei si è messa di traverso. O la mandiamo a quel paese, o tutto va a rotoli. Perché tutti i Paesi dell'Unione non escono dall'Europa e la lascino da sola? E soprattutto tutti comincino a boicottare i prodotti tedeschi.
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Credo anch'io che l'intransigenza di Angela Merkel nel proporre e imporre una politica d'austerità abbia peccato di miopia e di meschinità. Ma non mi pare sia il caso d'addossare alla cancelliera tutte le colpe, facendone una sorta di Satana in gonnella. La strategia di Angela non piace a molti europei che le addebitano la responsabilità dell'acuirsi d'una crisi gravissima. Il fatto è che la signora Merkel, come ogni leader democratico, fonda il proprio potere sul consenso. Non il consenso degli europei, ma il consenso dei tedeschi. I quali le sono in maggioranza molto favorevoli proprio perché impugna la bandiera del rigore a ogni costo. Direi, paradossalmente, che il modo più sicuro per liberarci di Angela starebbe in una sua adesione alle proteste lassiste dei partner. In tal caso i tedeschi l'abbandonerebbero e alle prime elezioni lei verrebbe spazzata via. Lasciando il posto a un successore che per non subire la stessa sorte predicherebbe lui pure l'austerità. Potremmo, come auspica il lettore Tarquini, abbandonare l'Ue e boicottare i prodotti tedeschi (subendo una probabile ritorsione dei tedeschi a nostro danno). Io ho la convinzione che una secessione italiana dall'Ue sarebbe catastrofica. Angela delenda est? Esito nell'associarmi all'anatema perché inneggiando alle misure adottate dagli Usa e dal Giappone e contrapponendole all'inerzia nostra, il lettore butta la croce addosso a Mario Draghi. Che impugna il timone della Banca centrale europea, che fu accolto con osanna all'atto della sua nomina, che fu applaudito per le decisioni successive. La bocciatura senza attenuanti riguarderebbe la tedesca Merkel, ma insieme a lei l'italiano Draghi.

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