Settembre 2024. Lachlan Morton sale in sella a Port Macquarie, cittadina costiera del Nuovo Galles del Sud, e comincia a pedalare. Destinazione: lo stesso posto da cui è partito, ma dopo aver girato tutto intorno. Tutto intorno all'Australia. Quattordicimila e duecento chilometri lungo il perimetro di un continente che ha fatto del concetto di "remoto" la propria identità nazionale. Lo fa in trenta giorni, nove ore e cinquantanove minuti, facendo rullare i pedali per una media di quattrocentocinquanta chilometri al giorno, infrangendo ogni record.
D’accordo, ma chi diamine è Lachlan Morton, si chiederà il lettore con innegabile dose di ragione. Non è certo Pogacar. Non è manco Vingegaard. Non è nemmeno un nome che circola nei salotti sportivi del mercoledì sera. Trentadue anni, australiano di Port Macquarie, ha corso nel WorldTour per diversi anni vincendo nel 2016 il Giro dello Utah, e fa ancora parte della squadra EF Education-EasyPost. Ma da tempo quel circuito gli va stretto. Morton, infatti, appartiene a quella rara specie di atleti per i quali la competizione tradizionale non risponde a una domanda interiore insaziabile.
Nel 2021 rifiuta il Tour de France per disputare un suo personale "Alt Tour": mentre i colleghi sfilano tra transenne e ammiraglie, lui percorre lo stesso tracciato da solo, con i bagagli, dormendo dove capita. Arriva a Parigi tre giorni prima del plotone ufficiale. Il mondo del ciclismo lo guarda con quella miscela di ammirazione e sconcerto riservata ai mistici. Nel marzo 2022, poco dopo l'invasione russa dell'Ucraina, pedala da Monaco fino al confine ucraino, millesessantatré chilometri, per raccogliere fondi a favore dei profughi. Morton è dunque molto più di un semplice ciclista.
"The Lap" è il nome con cui gli australiani designano il giro perimetrale del proprio continente, un itinerario che nella versione automobilistica è già considerato un'avventura da rispettare. Morton lo affronta in settembre perché i venti stagionali dell'emisfero australe, in quel periodo, soffiano prevalentemente da ovest verso est: una scelta tattica, non romantica. Ogni tappa è pianificata al chilometro, ogni rifornimento calcolato, ogni bottiglia d'acqua contata. Nel deserto australiano non esistono seconde opportunità per chi dimentica di fare i conti con la sete.
Le difficoltà non sono soltanto fisiche. Certo, il caldo è il primo avversario: nel nord del continente le temperature superano regolarmente i quaranta gradi, e pedalare su asfalto che si ammorbidisce sotto le ruote porta l'esperienza oltre il confine dello sforzo atletico, nel territorio dell'allucinazione, del misticismo. Morton consuma oltre diecimila calorie al giorno, il quadruplo di un essere umano sedentario, eppure perde peso perché il bilancio energetico non torna mai in pareggio. Il corpo cannibalizza sé stesso con metodica pazienza.
Il sonno è un lusso contingentato: cinque ore per notte, talvolta meno. Il Nullarbor Plain, letteralmente "pianura senza alberi" e il nome è un referto scientifico più che una metafora, si estende per quasi duemila chilometri di piattezza assoluta, senza un'ombra, senza un punto di riferimento visivo che non sia il nastro d'asfalto che si dissolve all'orizzonte. In quel tratto Morton pedala anche di notte, con la luce frontale che illumina tre metri di strada e il buio che inghiotte tutto il resto.
"Sembrava un'eternità", dirà poi alla CNN. "Puoi finire una giornata e sentirti soddisfatto, o sollevato, e addormentarti nel giro di venti minuti. Prima che tu te ne accorga, ti svegli e devi ripartire da zero. È stato difficile”. Simpatico eufemismo di un uomo che ha appena divorato un intero continente.
L'impresa possiede anche un risvolto che ne eleva il senso morale e la statura. Con il suo Giro d'Australia, Morton raccoglie più di settantacinquemila euro per la Indigenous Literacy Foundation, che fornisce libri e altre risorse ai bambini indigeni delle remote comunità australiane.
Quando taglia il traguardo, spolpato, sfinito, Morton abbandona la bicicletta e sé stesso alla forza di gravità,
crollando a terra. Un Forrest Gump delle due ruote, a quale punto un po’ stanchino. Respirando a fatica, lo sguardo rivolto verso il cielo terso e la folla che si raduna attorno per celebrarlo, pensa già alla prossima sfida.