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“L’eredità di Milano-Cortina: ospitiamo un’altra Olimpiade”

A 30 anni esatti dagli ori di Atlanta, Antonio Rossi racconta come scambiò il catamarano per un avversario. E rilancia la sfida a cinque cerchi

Campione Antonio Rossi sul traguardo di Atlanta

«Rossi va a vincere. Ancora lui, ancora Antonio Rossi. Un razzo nell’acqua». Parole che sono diventate icona. E non solo dello sport, quelle urlate da Gian Piero Galeazzi il 3 agosto 1996 per la vittoria di Antonio Rossi nel K2 con Daniele Scarpa all’Olimpiade di Atlanta. Il giorno dopo il bis nel K1 e oggi sono trent’anni. «Quando riguardo quelle immagini, mi emoziono - ha raccontato all’Adnkronos il campione azzurro, oggi presidente della Federazione italiana canoa e kayak dopo essere stato sottosegretario allo Sport in Regione Lombardia - Rivivo quelle sensazioni e il merito è anche delle telecronache epiche di Galeazzi». Rossi ricorda e sorride: «Io e Daniele sapevamo di poter vincere. Avevamo dominato in Coppa del Mondo, la fiducia non mancava. La paura era l’imprevisto: una pagaia rotta, l’imbarcazione, un malore». Ma non tutto andò come fu raccontato. «Preparai quella gara in modo maniacale. Sapevo che se fossi riuscito a stare davanti al romeno Magyar dopo i primi 200 metri, avrei avuto un vantaggio anche psicologico. Partii fortissimo, continuando però a vedere una prua bianca accanto alla mia. Pensando fosse lui, continuai a spingere, spingere e spingere. Poi mi voltai: vicino non c’era il mio avversario, ma il catamarano della tv. Magyar era parecchio dietro, ma io negli ultimi 150 metri ero cotto. Sbagliai del tutto la gestione della gara, per fortuna andò bene». Se oggi avesse la possibilità di rivivere un momento della sua carriera, Rossi non avrebbe dubbi: «Atlanta ’96 o la cerimonia inaugurale di Pechino 2008 da portabandiera? Emozioni diverse, ma sceglierei Pechino. Entrare nello stadio olimpico con il Tricolore, davanti alla squadra italiana, è stato un onore immenso». E oggi? «Di Milano-Cortina resteranno lo spirito e gli impianti, grande eredità. L’Italia può ospitare un’Olimpiade estiva, ma servirà una candidatura condivisa». L’infarto durante una Gran Fondo nel 2021. «Ha cambiato il mio rapporto con lo sport. Prima ero competitivo in tutto, oggi pratico sport con un approccio diverso. Ascolto il mio corpo e mi godo l’attività fisica. Cerco soprattutto di trasmettere un messaggio: dopo un infarto, con il parere dei medici, fare attività fisica è ancora più importante. Non bisogna avere paura».

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