E quindi forse non è vero che va tutto bene, madama la marchesa. Perché "Atm comunica che il dottor Pietro Galli ha rassegnato le dimissioni dalla carica di consigliere di amministrazione di Atm SpA". Poche e laconiche righe quelle diffuse ieri dall'Azienda trasporti milanesi. Roba che meriterebbe meno di una notizia, se non fosse che lo stesso Pietro Galli era uno dei più fidati collaboratori in Expo dell'allora commissario Beppe Sala e a seguire è diventato ceo e socio dello stesso Sala (nel frattempo diventato sindaco) in Finalter, su cui hanno puntato i fari la Procura di Milano e la Guardia di Finanza. Una società di cui Sala è con un certo ritardo risultato detenere il 20 per cento. Nulla di irregolare, ha protestato davanti al consiglio comunale, assicurando che le sue quote erano affidate a un "blind trust" che non gli consentiva di avere alcun rapporto con una società che nel frattempo firmava contratti con le partecipate del Comune. Società nelle quali sono finiti altri personaggi piuttosto vicini a lui. Ora quanto questo sia politicamente opportuno, dovrebbero essere i consiglieri comunali (soprattutto di sinistra) a giudicarlo.
Certo, viene da chiedersi, se era davvero tutto in regola, perché il suo socio Galli ha sentito l'irrinunciabile necessità di dimettersi dal cda di Atm? E dopo queste dimissioni, nessun dubbio verrà a quel centrosinistra che, certo con qualche mal di pancia, lo ha difeso nell'aula del consiglio comunale? Promettendo, questo sì, di organizzare la prossima campagna elettorale nel segno della discontinuità dallo stesso Sala. Un po' ipocrita e un po' troppo comodo. Non vi pare?
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