A proposito della ricerca inglese, Giovanni Battista Cassano, ordinario di Psichiatria all'università di Pisa e medico di fama mondiale, ha più di un sospetto. In prima battuta, con grande fair play, sottolinea: «È uno studio interessante perché conferma ciò che già sappiamo». Poi, senza peli sulla lingua, aggiunge: «Questi farmaci sono quasi tutti fuori patent, cioè il loro brevetto è scaduto e vengono venduti come generici a prezzi molto bassi. Certo occupano un posto rilevante nel mercato, come per esempio la paroxetina (tra cui il Prozac, ndr) togliendo spazio a quelli nuovi» di cui è prossima l'immissione in commercio.
La ricerca inglese parla di un effetto minimo rispetto al placebo...
«Questa tesi è tirata per i capelli, ci sono migliaia di pazienti che li usano e ne sentono l'effetto, ci sono studi che ne dimostrano l'efficacia e poi c'è la pratica clinica».
Vuole dire che si tratta di una manovra commerciale...
«Le depressioni medio-lievi, peraltro diffusissime, possono rispondere bene anche a trattamenti alternativi. In università abbiamo condotto una sperimentazione su 360 pazienti, la metà dei quali seguiti con dei medicinali e l'altra metà con la psicoterapia e abbiamo avuto la stessa risposta dai due gruppi. Abbiamo ottenuto, cioè, la remissione completa dalla malattia in tre mesi nel 55 per cento dei casi e in nove mesi nell'80 per cento dei malati».
La rivista «Public library of science medicine» è tra quelle autorevoli nel mondo scientifico?
«Certo non è tra le prime trenta al mondo e non mi risulta neppure che abbia un impact factor (indice di importanza della pubblicazione, ndr) di rilievo, ammesso che ce l'abbia».
È possibile che questi farmaci siano iperprescritti?
«Può darsi che ce ne sia un uso improprio, ma di iperprescrizione non si può proprio parlare: l'Oms afferma che il 50 per cento dei casi non viene diagnosticato e che solo il 25-30 per cento è curato correttamente.
«Ma tanti malati con quelle pillole stanno meglio»
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