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Teatro

“La catastròfa” di Marcinelle Parole e canzoni per ricordare

La produzione del Piccolo dal libro di Di Stefano, coniuga poesia, storia e attualità. Musica composta e interpretata da Etta Scollo

In miniera L'8 agosto 1956 a Marcinelle morirono in 262

«Nuvole di fumo denso salivano dai pozzi del Bois du Cazier e le donne lasciarono le baracche, presero per mano i bambini ancora assonnati per precipitarsi al cancello della miniera». Non potevano ancora sapere che a 975 metri si era scatenato il fuoco e che dei 274 lavoratori saliti sulle gabbie per cominciare il turno del mattino nei vari livelli sotterranei, 262 (di cui 136 italiani) non ne sarebbero usciti vivi. È la tragedia di Marcinelle, settant’anni dopo quell’8 agosto del 1956, come la racconta Paolo Di Stefano nel libro «La catastròfa», che diventa spettacolo teatrale domani, 8 settembre, nel cortile di Palazzo Citterio, in via Brera.

Ogni 8 agosto cade la Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori, ma in quel 1956 era molto meno profonda la sensibilità verso i morti della miniera di Marcinelle, in Belgio. Recita questo e molto altro lo spettacolo che è insieme poetico, ma anche storico e giudiziario, oltre che avere importanti ricadute sull’attualità. Drammaturgia corale, firmata da Di Stefano con Etta Scollo e Leonardo De Colle, è una produzione del Piccolo Teatro, diretta da Riccardo Frati, con le musiche e le canzoni composte ed eseguite da Scollo e la voce recitante di De Colle. Scorrono le diapositive della catastrofe.

«Catastròfa» è il termine, francesizzato nell’accento, con cui gli italiani rimasti in Belgio chiamano la tragedia. «I vecchi emigranti parlano una strana lingua in cui mescolano ciascuno il suo dialetto, un po’ di italiano e una patina di francese: ne viene fuori una specie di musica molto bella» racconta Di Stefano. Le canzoni, tratte dal suo romanzo verità, musicate e interpretate dalla Scollo, siciliana che ha lavorato molto a Berlino, «danno voce a vedove, orfani, e minatori sopravvissuti». Poi c’è un dialogo in musica tratto dagli atti del processo: un interrogatorio dei giudici agli ingegneri della miniera, che dopo cinque anni furono assolti, a parte una pena di sei mesi con la condizionale per il direttore dei lavori, ingegnere, che sostenne di non aver mai saputo che l’olio potesse bruciare.

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