Un uomo circondato da bauli perché i bauli non sono solo contenitori, ma memorie storiche. Di viaggi, di ricordi. «Io poi li colleziono, li restauro, mi interesso alle loro storie». È questo il segno più identificativo nella scenografia del nuovo spettacolo di Enrico Brignano, comico di razza che colleziona come abitudine sold out e premi teatrali come l’ultimo, il Premio Live Teatro ai BYD Music Awards 2026.
«C’è una via per fare comicità che resti - butta lì l’attore romano prima di spiegare il suo nuovo show al Teatro degli Arcimboldi fino a domenica ed è quella di interpretare bene le battute comiche e la storia che ti ci porta. Se ti affidi solo alla battuta in sé, devi sapere che alla seconda volta che il pubblico le ascolta ride di meno, alla terza non ride. Ci sarà una ragione perché ancora siamo qui a cercare le gag di Gigi Proietti, quella sulla sauna o su Bruto».
La comicità fatta come si deve resta?
«Eccome. Oggi, ad esempio: di comicità ce n’è per tutti i gusti. La trovi a teatro e in tv, dalla satira a quella scorrettissima o piena di parolacce. Oggi ci sono comici che se non hanno il microfono in mano si sentono nudi. Il tempo farà la sua selezione, e ci dirà chi resterà».
Il suo nuovo show «Bello di mamma!» ha già avuto una sua diffusione televisiva: in teatro cosa vedrà il pubblico?
«Quello che è andato in onda a fine settembre su Rai 1 era uno show pensato per il piccolo schermo. È andata bene, ma quello share e quegli spettatori, due milioni, non sono i sessanta della popolazione italiana, dunque lo hanno visto in pochi. A parte gli scherzi, lo show agli Arcimboldi e in tournée avrà molti racconti differenti, parecchie canzoni che la band esegue dal vivo saranno nuove per il pubblico. E ricordo che sono state scritte apposta per lo show».
Qual è il significato del titolo?
«È uno spettacolo ricco di riferimenti autobiografici anche se calati nei mutamenti che la nostra società ha vissuto in questi decenni. Nel finale ho pensato a una commovente dedica musicale a mia madre. Ecco, il suo bello di mamma’, quando me lo diceva, poteva essere una carezza ma anche una minaccia, per mettermi in riga».
Il mondo è cambiato troppo velocemente per un boomer come lei?
«Io sono un boomer che non ha visto il boom economico. In borgata, col bagno in comune e tutto il resto, non si sapeva nemmeno cosa fosse. Sono cresciuto col telefono a rotella, quello che se sbagliavi il numero dovevi annullare col pulsantino in cima e ricomporre la cifra. Ora i numero li facciamo a voce sul cellulare. Il riscaldamento? C’era solo da una parte dell’appartamento in cui vivevamo: la cameretta, dove dormivo io, era gelata».
Teatro e tv, territori diversi ma egualmente vincenti per Enrico Brignano.
«Il teatro è unico e la tv per me resta sempre dietro l’angolo. Quando si può, la faccio. Ma la verità è questa: la tv oggi è uno scenario un po’ triste: varietà e fiction sono ormai considerate una seconda scelta. Chi non ha le piattaforme e si affida alla tv generalista sa che in prima serata è condannato o a un cruciverba o al gioco dei pacchi».
