Il ritorno di Jannik Sinner ieri a Torino, a quattro giorni dalla rinuncia agli US Open, rivela molto più di un semplice passaggio medico. Dietro la scelta di sottoporsi a nuovi accertamenti al ginocchio destro si intravede un approccio diventato progressivamente più prudente, quasi una conseguenza di quanto accaduto al Roland Garros. Quel malore, e soprattutto l’esperienza vissuta a Parigi, sembra aver lasciato un tarlo. I numeri fotografano il cambiamento: da gennaio a maggio Sinner ha disputato 40 partite; dalla fine del Roland Garros a oggi appena sette, tutte a Wimbledon. Al di là dell’effettiva entità dell’infortunio, emerge dunque una scelta precisa: non forzare quando non è necessario e non correre rischi per anticipare il rientro. È un atteggiamento che Jannik aveva già mostrato in passato, ma che ora appare ancora più netto. La priorità non è semplicemente tornare a giocare, bensì farlo con la certezza di non avere problemi.

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