L'artista "domestico" nelle foto di Becchetti

È stata la sua culla linguistica, come dimostrano le «Poesie a Casarsa». Ma dovette allontanarsene per crescere nella scrittura e per girare i suoi film

Capire Pasolini. Rimane, a quasi mezzo secolo dalla sua morte tragica, un vasto programma, per la critica, i lettori, la cultura. Che ogni tanto riemerga uno scritto, che si riesamini il «caso PPP» sotto nuovi punti di vista, che si rilegga l'uomo per decifrare l'intellettuale o viceversa, le parole sembrano non bastare a spiegare una delle menti più indomite del Novecento. Forse, con piccoli lampi di luce obliqua, possono provare ad aprire strade le immagini. è quel che infatti accade con la mostra fotografica, per la più parte inedita, Pier Paolo Pasolini attraverso lo sguardo di Sandro Becchetti: frammenti di una narrazione, a cura di Valentina Gregori e Piero Colussi, che il Centro Studi Pier Paolo Pasolini, con la sua neopresidente Flavia Leonarduzzi, ha inaugurato da qualche giorno nella sua sede di Casarsa della Delizia e che rimarrà aperta fino all'11 ottobre.

Il lungo titolo della mostra dice già molto, ma in breve possiamo riassumere la genesi dei ritratti esposti: nel 1971 il fotografo Sandro Becchetti realizza un servizio su Pier Paolo Pasolini per il quotidiano Il Messaggero presso la casa dello scrittore all'Eur, in Via Eufrate al 9 a Roma, dove viveva dal 1963 assieme alla madre Susanna Colussi e alla cugina Graziella Chiarcossi. Una cinquantina di fotografie costituiscono il servizio completo di Becchetti, che mai prima era stato mostrato nella sua interezza al pubblico e che ora riporta il Pasolini romano a casa Colussi a Casarsa. Quel che colpisce quindi, nel momento in cui si guarda a queste foto immersi nell'atmosfera friulana - che fu una delle sorgenti sempre vive in Pasolini e non solo nel poeta - non sono i ritratti celeberrimi, fra i quali quello arcinoto in cui stringe in mano la sua raccolta poetica Le ceneri di Gramsci. Bensì, il cuore e la memoria sono coinvolti nel riconoscimento, perché è questo quel che accade, di un uomo che ritrova la propria tenerezza come casa e rifugio nel momento in cui accanto a lui, dolce e silenziosa, si manifesta la presenza della madre Susanna.

«Due occhi gelidi, lo sguardo tagliente come una coltellata. Per un'ora mi snobbò, osservando i miei movimenti e ascoltando senza replicare i miei monologhi. In compenso parlava la madre Susanna, onnipresente come un'ombra nera. Lei, dolente Maria nel Vangelo secondo Matteo, riponeva in lui forse anche l'amore per l'altro figlio, partigiano bianco fucilato a Porzus dai rossi della Brigata Garibaldi. Non so dire se le sue poesie, i romanzi, i film siano attuali (che vorrà dire, poi...), ma di certo la prefigurazione della società italiana degli Scritti corsari mi sembra ancora oggi quella profetizzata da Pasolini»: così lo stesso Becchetti - classe 1935, scomparso nel 2013, le sue foto sono apparse tra l'altro su Life, oltre che sui principali quotidiani e settimanali italiani e sono negli archivi Rai e Bbc - commenta l'incontro con Pasolini con un inciso riportato nel bel catalogo della mostra. Catalogo in cui spiccano il testo di Valentina Gregori, anche curatrice dell'archivio Becchetti, sul fotografo romano, «domatore di cavalli, vignettista, scrittore, falegname, oratore, studioso di arte e di storia, viaggiatore instancabile nelle pieghe del tempo e dei suoi abitanti, fumatore accanito... sguardo libero e indomabile» e gli altri testi raccolti dalla stessa Gregori a puntuale commento delle foto, compresi i brani di poesia di Appendice alla Religione: una luce del 1959, che sono un ritratto sofferto dell'eroismo materno di Susanna.

Perché in quella casa nella Roma «lustra e solenne» dell'Eur fascista, è Susanna a portare, appunto, una piccola luce di «interpretazione»: «Ecco questa è la sala da ricevere, soggiorno, dove stiamo quasi sempre quando ricevo qualcuno, qualche amica, e anche Pier Paolo, quando riceve i suoi amici (...). E questo è lo studio di Pier Paolo, lo studio e camera da letto. Ha voluto lì la camera da letto perché dice ... se mi viene qualche ispirazione magari di notte oppure di mattina, io mi alzo e trovo subito da scrivere». Così la madre di Pasolini descriveva, nel documentario del 1967 Le confessioni di un poeta di Fernaldo Di Giammatteo, l'appartamento che vediamo nelle foto di Becchetti. Della casa, nelle foto di Becchetti, si sente tutta l'atmosfera e si immaginano, dove addirittura non si vedono, i momenti di studio e ispirazione, ma soprattutto quelli più intimamente domestici in compagnia della madre e della sorella, complici di una quotidianità asciutta e antica, in cui, pare a veder le foto, non sono certo le parole a guadagnarsi il primato di necessità.

A completare la mostra, i ritratti che Becchetti ha dedicato agli amici più cari di Pasolini, fra i quali Sandro Penna, Giuseppe Ungaretti, Bernardo Bertolucci, Dacia Maraini, Natalia Ginzburg, Federico Fellini, Alberto Moravia. Ma al termine della rassegna, è sugli sguardi di Pasolini a Susanna che si torna. Agli unici momenti negli scatti in cui compare un sorriso, sincero e trasparente sul volto di un uomo da sempre consapevole che quella della madre sarebbe stata per lui la vera perdita, se è vero - come scrive lo stesso Pasolini in Una disperata vitalità - che «La morte non è/nel non poter comunicare/ma nel non poter più essere compresi».

Stefania Vitulli

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