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"Minaccia del terrorismo in aumento": che cosa succede in Africa

La crescita dei gruppi jihadisti e il ridimensionamento della presenza occidentale nel continente africano alimentano nuove preoccupazioni per la sicurezza internazionale

"Minaccia del terrorismo in aumento": che cosa succede in Africa
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L’Africa sta tornando a essere il principale epicentro della minaccia jihadista globale. Dall’area del Corno d’Africa fino alla fascia del Sahel, gruppi affiliati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico stanno ampliando la propria presenza, approfittando dell’instabilità politica, della debolezza delle istituzioni e delle difficoltà economiche che caratterizzano molte regioni del continente. L’allarme è stato lanciato dal Center for Strategic and International Studies (CSIS), che nel suo rapporto annuale sulla sicurezza globale definisce il terrorismo africano come una delle maggiori incognite per gli equilibri internazionali nei prossimi anni.

L’espansione del terrorismo in Africa

A differenza di quanto avviene in Medio Oriente, molte organizzazioni jihadiste africane stanno attraversando una fase di crescita, sia in termini di uomini che di capacità operative e risorse finanziarie. Come ha spiegato nel dettaglio il portale Defence News, numerosi gruppi estremisti sono infatti riusciti ad aumentare il controllo di vaste aree territoriali e a sfruttare nuove tecnologie per rafforzare le proprie attività.

L’impiego di droni, sistemi senza pilota e strumenti basati sull’intelligenza artificiale sta modificando le modalità operative delle organizzazioni terroristiche, rendendole più flessibili e difficili da contrastare. Tra le realtà più pericolose troviamo Al-Shabaab, il movimento affiliato ad al-Qaeda attivo soprattutto in Somalia, considerato dagli esperti il gruppo terroristico più strutturato del continente.

Pur concentrando gran parte delle proprie azioni nell’Africa orientale, l’organizzazione mantiene la capacità di colpire interessi occidentali nella regione. Parallelamente cresce il peso dello Stato Islamico nell’Africa occidentale, in particolare attraverso l’Islamic State West Africa Province (ISWAP), attivo tra Nigeria, Niger e bacino del Lago Ciad. Secondo i dati raccolti dall’ACLED, quasi l’80% delle attività riconducibili all’ISIS registrate nei primi undici mesi del 2025 si è verificato in Africa, con un aumento di circa il 50% rispetto all’anno precedente.

Un contesto complicato

La crescita di queste organizzazioni coincide con un’altra tendenza: la riduzione della presenza militare occidentale in diverse aree africane. Negli ultimi anni, infatti, gli Stati Uniti hanno mantenuto operazioni mirate contro i gruppi jihadisti in Somalia e Nigeria, ma hanno contemporaneamente ridimensionato in modo significativo il proprio dispiegamento sul continente.

Secondo fonti del comando AFRICOM, il numero delle forze statunitensi presenti in Africa si è ridotto drasticamente, con conseguenze rilevanti sulla capacità di raccolta delle informazioni e di monitoraggio delle minacce emergenti. Il comandante dell’AFRICOM, generale Dagvin Anderson, ha recentemente parlato davanti al Congresso americano di un vero e proprio “vuoto informativo” creatosi dopo il ritiro di truppe e partner internazionali da alcune aree strategiche.

Ebbene, in uno scenario del genere le organizzazioni jihadiste possono consolidare ulteriormente la propria influenza, sfruttando il deterioramento della sicurezza in Paesi già fragili.

Sotto i riflettori è dunque finita la crescente capacità operativa dei gruppi africani, che oggi rappresenta una sfida sempre più rilevante per la sicurezza internazionale. Per molti osservatori, il futuro della lotta al terrorismo passerà proprio dall’Africa.

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