L’ennesimo attentato di matrice islamista che ha sconvolto Berlino rischia di trasformarsi in uno spartiacque politico e legislativo per l’intera Germania. Sabato scorso, durante la parata del Christopher Street Day, il Pride locale, Abdul Ballout si è scagliato a folle velocità con un furgone contro la folla nel quartiere del Tiergarten, uccidendo una donna e provocando il ferimento di circa trenta persone. Nel telefono ritrovato all’interno del furgone è stato anche ritrovato il video della rivendicazione. La fuga del terrorista si è conclusa domenica, quando l’uomo è stato individuato e neutralizzato dalle forze dell’ordine al termine di un’imponente caccia all’uomo durata 20 ore. L’attentato ha riaperto con urgenza il dibattito sulla sicurezza nazionale e sulle falle di un sistema giudiziario apparso fin troppo garantista nei confronti dell’estremismo religioso.
Dalle indagini e dalle rivelazioni emerse in queste ore si delinea un quadro familiare fortemente legato al radicalismo. Secondo gli accertamenti degli investigatori libanesi, condivisi con gli apparati di sicurezza tedeschi, Ballout proveniva da un contesto strettamente legato alle reti del terrore internazionale. Due suoi cugini si erano infatti arruolati nelle file dello Stato Islamico: uno è deceduto durante i combattimenti in Iraq nel 2015, mentre l’altro è stato a lungo detenuto. A rendere ancor più evidente l’infiltrazione del jihadismo nel nucleo familiare vi è la figura della zia di Ballout, sposata con un celebre predicatore noto per aver radicalizzato per anni decine di giovani dal Regno Unito e per aver definito i responsabili degli attacchi dell’11 settembre come i “gloriosi 19”. Gli stessi messaggi scambiati da Ballout su piattaforme informatiche confermano come il giovane avesse cercato di fare leva sul nome dei cugini per ottenere appoggi logistici e raggiungere la Siria. Tuttavia non è noto se Abdul, nato nel 2005, abbia mai conosciuto gli zii o i cugini.
Tuttavia, ciò che sta suscitando un’ondata di sdegno nell’opinione pubblica e nella classe politica è il fatto che il profilo di alta pericolosità di Ballout fosse ampiamente noto alle autorità: nonostante la maggiore età, lo scorso maggio, il tribunale ha applicato il diritto minorile, infliggendo una pena di un anno e dieci mesi per intenzioni terroristiche ma concedendo la sospensione condizionale. La decisione è stata motivata dal periodo di carcerazione preventiva già scontato e da una presunta confessione di ravvedimento, giudicata sufficiente per concedere la libertà anziché la detenzione effettiva, nonostante il contestuale ricorso presentato dalla Procura generale. Anche a fronte di questo, l’esecutivo sta ora valutando una drastica riforma del codice penale per azzerare i margini di tolleranza nei confronti del terrorismo.
Tra le misure all’esame figura la modifica dell’articolo 56 del codice penale e della normativa sui tribunali per i minorenni, per introdurre il divieto assoluto di concessione della pena sospesa per tutti i reati legati all’estremismo, terrorismo e all’eversione. Si discute inoltre di inasprire i criteri per la carcerazione preventiva e di rendere obbligatorie perizie psichiatriche e valutazioni di sicurezza standardizzate prima di ipotizzare qualsiasi reinserimento sociale per soggetti radicalizzati. La necessità di un intervento normativo rigoroso appare ormai irrinunciabile, in Germania ma non solo, per garantire la tutela della collettività ed evitare che la clemenza giudiziaria continui a tradursi in un tragico prezzo di vite umane.
