Il terrorismo jihadista torna a colpire al cuore l’Europa a Berlino. Nella metropoli che si racconta colorata capitale multiculturale di libertà, tolleranza e accoglienza, lo Stato islamico sventola il suo drappo nero con la shahadah, la professione di fede in Allah e nel suo profeta Maometto. Un vessillo di terrore e morte che oscura le bandiere arcobaleno della parata per il Christopher Street Day (Csd), la festa dell’orgoglio Lgbtqia+ obiettivo il 25 luglio di un attentato islamista. A colpire, Abdul Rahman Toufic Ballout, 21enne tedesco di origine libanese simpatizzante dello Stato islamico.Verso le ore 22 nel parco di Tiergarten, non lontano dal memoriale degli omosessuali vittime del nazismo, il jihadista ha travolto i partecipanti alla Csd con un furgone lanciato ad alta velocità, fermandosi solo allo schianto contro un albero. Ballout è sceso dal mezzo e, prima di darsi alla fuga a piedi, ha ferito quanti scappavano in preda al panico con un’arma da taglio. Si trattava «presumibilmente di un machete» secondo il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt, che ha descritto l’attacco come «attentato terroristico islamista». A terra, una 36enne deceduta e 29 feriti, di cui almeno otto gravi.La caccia all’attentatore è scattata immediatamente con un ingente spiegamento di forze a Berlino come nel resto della Germania per prendere il terrorista prima che colpisse ancora o fuggisse all’estero. Tuttavia, Ballout era rimasto a Berlino. Ieri, verso le ore 18, l’attentatore è stato individuato dalla polizia in un LA DINAMICA Sabato 25 luglio, ore 22 Un minivan bianco entra nel Tiergarten Il veicolo travolge la folla investendo decine di persone Il mezzo si schianta contro un albero nel parco Aggrediti con un’arma da taglio alcuni passanti complesso di orti urbani sulla Ruhlebener Straße nel quartiere di Spandau. Ballout si è scagliato con un’arma da taglio contro gli agenti, che hanno aperto il fuoco uccidendolo. È il sacrificio del mujahid, il combattente della jihad disposto a morire da shahid, martire dell’islam.Mentre termina l’esistenza di un 21enne sedotto dal richiamo dell’islamismo, si riapre il dibattito sulle ripetute falle dello Stato tedesco nella prevenzione delle minacce. Già da quando aveva 16 anni, Ballout era noto come islamista alle autorità. Inoltre, il giovane pregiudicato era classificato come pericoloso. Nel 2025, per sconfinare in Siria e unirsi allo Stato islamico, si era recato in Libano dove era stato arrestato per terrorismo. Dopo tre mesi in carcere, il giovane era estradato in Germania. Fermato all’aeroporto di Berlino nel novembre dello scorso anno, l’islamista era condannato per preparazione di attentato a un anno e dieci mesi di reclusione in un carcere minorile.
Diverse prove gravavano su Ballout, dalla propaganda jihadista sui suoi social a foto in cui maneggiava un’arma, rivelatasi un giocattolo durante una perquisizione. Del caso si era occupato anche il Centro congiunto per la difesa antiterrorismo (Gtaz). Tuttavia, scontato un anno di riformatorio, il jihadista otteneva la libertà vigilata con l’obbligo di presentarsi una volta a settimana alla polizia, da cui era occasionalmente monitorato, e di frequentare un corso di consulenza sulla deradicalizzazione. Ventisei incontri in programma, di cui primo tenuto il 15 giugno scorso, il secondo il 9 luglio successivo. Il terzo colloquio era previsto per oggi. Le autorità sapevano tutto questo, ma non sono intervenute prima che fosse troppo tardi.
Ora, mentre non è ancora chiaro se Ballout avesse un complice, il cancelliere Friedrich Merz promette che il suo governo «rifletterà sulle conseguenze» dell’attentato, assumerà decisioni «a sangue freddo e con determinazione». Il capo del governo tedesco si scaglia contro «gli estremisti» che «non hanno posto nella nostra società» e lancia un appello all’unità: «Oltre le differenze di partito, difenderemo la libertà». I terroristi non prevarranno perché, come evidenziato da Merz, «siamo di più, siamo più forti» e «difenderemo libertà, apertura, con tutto ciò che possiamo, insieme». La speranza è che alla retorica seguano finalmente i fatti.
