La terza stagione di Emmanuel Tjeknavorian alla guida dell'Orchestra Sinfonica di Milano è quella della maturità. Lo ha detto lui stesso presentando il cartellone 2026-27: dopo due anni di rodaggio, il rapporto con orchestra e pubblico si è consolidato. "Ciò che stiamo costruendo insieme non è più un'idea o una promessa: è qualcosa di tangibile". E, a giudicare dai numeri e dall'entusiasmo che circonda la compagine milanese, non sembra una formula di circostanza.
A trentun anni, il direttore austriaco di origini armene è una delle figure più osservate della nuova generazione musicale europea. Le sue quotazioni continuano a salire, anche dopo il recente debutto operistico al Maggio Musicale Fiorentino con "Un ballo in maschera". Una produzione segnata dalla regia discutibile di Valentina Carrasco, che ha smarrito il senso drammaturgico del capolavoro verdiano, ma sostenuta da una direzione che ha rivelato personalità, istinto teatrale e coraggio. Certo, il rapporto con Verdi potrà approfondirsi ulteriormente, ma per una prima incursione nel melodramma il risultato è apparso più che promettente.
È anche sotto il segno della direzione musicale di Tjeknavorian che nasce una delle iniziative più interessanti della prossima stagione milanese. Oggi, 9 giugno, l'11 e il 14 giugno 2026 l'Orchestra Sinfonica di Milano e la Società del Quartetto uniranno le forze per l'iniziativa "Schubertiade": tre serate dedicate a Schubert, tra il Conservatorio e l'Auditorium di Largo Mahler. Protagonisti saranno lo stesso Tjeknavorian, nella doppia veste di violinista e direttore, il pianista Gabriele Strata e il violoncellista Jeremias Fliedl.
Un progetto fortemente voluto dalla presidente del Quartetto, Ilaria Borletti Buitoni: "Annodare i destini della nostra storica istituzione a quelli di un ente giovane e di eccellenza, capace di intercettare la sensibilità contemporanea, è la prova che la collaborazione artistica è un moltiplicatore di bellezza", ha spiegato.