Lutto nel mondo della televisione italiana. È morta all'età di 66 anni Tiziana Aristarco, regista di fiction, film e documentari per la tv e autrice di alcune delle serie più amate dal pubblico. La notizia della sua scomparsa è arrivata domenica 5 luglio. Al momento non sono state rese note le cause della morte. Nel corso di una lunga carriera, Aristarco ha legato il suo nome a titoli entrati nella storia della televisione popolare italiana, da “Un medico in famiglia” a “Compagni di scuola”, da “Raccontami” a “Provaci ancora prof!”, fino a “Fuoriclasse” e soprattutto “Mina Settembre”, uno dei maggiori successi della fiction Rai degli ultimi anni. Nata a Milano il 19 febbraio 1960, era figlia di Guido Aristarco, tra i più autorevoli critici e storici del cinema italiani, ed era sposata con il regista Riccardo Donna, con il quale aveva condiviso anche importanti esperienze professionali.
Il cinema nel suo destino
Il cinema e il racconto per immagini facevano parte della sua vita fin dall'infanzia. Tiziana Aristarco era figlia di Guido Aristarco, figura centrale della critica cinematografica italiana del Novecento e fondatore nel 1952 della rivista “Cinema Nuovo”, che diresse fino alla morte. Nata a Milano, Tiziana Aristarco trascorse gli anni della formazione tra Genova e Torino. La sua carriera, però, non cominciò immediatamente dietro la macchina da presa. Entrò in Rai come aiuto regista e lavorò per diversi anni al fianco di importanti professionisti del varietà e della fiction televisiva, costruendo sul campo la propria esperienza. Nel 1995 scelse la libera professione e dall'anno successivo iniziò a firmare come regista film e serie per la televisione. Da allora la sua carriera si è sviluppata quasi interamente sul piccolo schermo, dove ha contribuito alla realizzazione di molte produzioni di grande successo.
Gli inizi in Rai e il lungo apprendistato
Prima di diventare una delle registe più riconoscibili della fiction italiana, Aristarco aveva attraversato diversi generi televisivi. Tra i lavori della prima parte della sua carriera figurano “La Domenica in... degli italiani”, “Dentro la giustizia”, “Il tempo delle scelte” con Romano Prodi e “Sottovoce” di Gigi Marzullo. Un percorso molto vario, che le permise di conoscere dall'interno linguaggi e meccanismi differenti della televisione. Il passaggio decisivo arrivò alla fine degli anni Novanta, quando entrò nella squadra di una serie destinata a diventare un fenomeno di costume.
“Un medico in famiglia”, la fiction che cambiò la sua carriera
Nel 1998 Tiziana Aristarco partecipò alla prima stagione di “Un medico in famiglia” come aiuto regista e regista della seconda unità. La serie con Lino Banfi e Giulio Scarpati si trasformò rapidamente in uno dei più grandi successi della televisione italiana e, per Aristarco, rappresentò un passaggio fondamentale. Nella seconda stagione, trasmessa nel 2000, le furono affidati 18 episodi. Anni dopo sarebbe tornata ancora sul set della famiglia Martini, dirigendo anche otto episodi della sesta stagione, andata in onda nel 2009. Quello di “Un medico in famiglia” fu l'inizio di un percorso che l'avrebbe portata a lavorare sempre più spesso su storie corali, famiglie, rapporti tra generazioni e personaggi alle prese con i cambiamenti della vita quotidiana.
Da “Compagni di scuola” a “Casa famiglia”
Nel 2001 arrivò un'altra fiction molto popolare, “Compagni di scuola”, della quale Aristarco diresse 14 episodi. La serie, ambientata in un liceo romano, raccontava la vita degli insegnanti e degli studenti e poteva contare su un cast che comprendeva, tra gli altri, Massimo Lopez, Nancy Brilli e una giovanissima Cristiana Capotondi. Negli anni successivi la regista firmò altri lavori per il piccolo schermo. Nel 2002 diresse il film tv “Il destino ha quattro zampe”, mentre nel 2003 fu la volta della seconda stagione di “Casa famiglia” e della miniserie “Una vita in regalo”. Nel 2005 diresse “L'amore non basta”. La sua filmografia continuava così ad allargarsi, consolidando un legame sempre più forte con la fiction generalista e con un tipo di racconto capace di unire sentimenti, relazioni e temi sociali.
Il sodalizio con il marito Riccardo Donna
Tra i lavori più importanti della sua carriera c'è “Raccontami”, la serie trasmessa da Rai 1 tra il 2006 e il 2008 e diretta insieme al marito Riccardo Donna. La fiction raccontava la storia della famiglia Ferrucci e, attraverso le sue vicende, ripercorreva le grandi trasformazioni dell'Italia degli anni Sessanta. La storia del Paese entrava nelle case e nella quotidianità dei protagonisti, intrecciandosi con amori, crisi, speranze e cambiamenti sociali. Il progetto rappresentò anche una delle collaborazioni professionali più significative tra Aristarco e Donna, uniti nella vita privata e in più occasioni anche sul lavoro. Nel 2007 Aristarco diresse inoltre il film televisivo “Tutti i rumori del mondo”.
“Provaci ancora prof!” e “Fuoriclasse”
Nel 2012 e nel 2013 fu la regista della quarta e della quinta stagione di “Provaci ancora prof!”, la popolare fiction di Rai 1 con Veronica Pivetti nei panni dell'insegnante Camilla Baudino. Nel 2015 arrivò un altro titolo molto amato dal pubblico: “Fuoriclasse”. Aristarco diresse la terza stagione della serie con Luciana Littizzetto, ancora una volta ambientata nel mondo della scuola e costruita intorno alle relazioni tra insegnanti, studenti e famiglie. L'anno successivo firmò “Come fai sbagli”, serie incentrata sulle difficoltà dell'essere genitori e sulle inevitabili imperfezioni della vita familiare. Era un terreno narrativo che conosceva bene; famiglie non ideali, rapporti complicati, fragilità, conflitti e personaggi costretti a trovare un nuovo equilibrio.
Il successo di “Mina Settembre”
Il titolo che negli ultimi anni ha legato più fortemente il nome di Tiziana Aristarco al grande pubblico è stato senza dubbio “Mina Settembre”. La serie, liberamente tratta dai racconti di Maurizio de Giovanni, ha debuttato su Rai 1 nel gennaio del 2021 con Serena Rossi nei panni di Gelsomina Settembre, detta Mina, un'assistente sociale che lavora in un consultorio nel centro di Napoli. Aristarco ha diretto la serie fin dalla prima stagione e ha continuato ad accompagnare il personaggio nelle stagioni successive. La seconda è arrivata nel 2022, mentre la terza, ancora una volta diretta da lei, è stata trasmessa nel 2025. Mina, con il suo cappotto rosso e la sua ostinazione nel farsi carico dei problemi degli altri, è diventata uno dei personaggi più popolari della fiction italiana contemporanea. Parlando della protagonista alla vigilia della terza stagione, Aristarco aveva riassunto così il cuore della serie: “Il segreto è la solidarietà. Mina Settembre è una donna che vorremmo avere al nostro fianco nella vita di tutti i giorni. Ci fa sentire meno soli”. Una frase che raccontava anche la chiave del successo della fiction; l'idea che prendersi cura degli altri potesse diventare una risposta alla solitudine.
Il dolore di Serena Rossi
Tra i tanti messaggi di cordoglio arrivati in queste ore, spicca proprio quello di Serena Rossi, una delle attrici più amate da Tiziana Aristarco e a lei più legate. Dai suoi social, l’attrice ha affidato a parole piene di dolore il suo addio alla regista: “Tiziana mia, che dolore immenso, dilaniante. Non scriverò la regista che eri, la professionista straordinaria sempre alla ricerca di verità profonda e di bellezza. Questo lo sanno tutti. Tu sei stata molto più… una guida, un porto sicuro. Un mix tra tenacia, grande ironia e dolcezza infinita. Ci capivamo al primo sguardo io e te. Quante risate, quante avventure, quanta fatica in giro per le strade di Napoli con quel cappottino rosso e quanti abbracci caldi… quanto amore hai regalato a tutti noi. Questo resta per sempre. Grazie. Mi mancherai immensamente. La tua Serena”.
Napoli, molto più di uno sfondo
In “Mina Settembre”, Napoli non era soltanto il luogo in cui si svolgevano le vicende. La città era parte integrante del racconto. La regista aveva spiegato di aver voluto restituirne le diverse anime, le contraddizioni e la complessità. La Napoli della serie era luminosa ma non idealizzata, attraversata da differenze sociali, problemi reali e mondi capaci di convivere a pochi metri di distanza. Anche attraverso questo lavoro Aristarco aveva confermato uno dei tratti più riconoscibili della sua carriera: raccontare temi sociali e umani attraverso personaggi vicini al pubblico, senza perdere la dimensione popolare e sentimentale della fiction.
Il racconto dell'Italia che cambiava
Nel 2024 tornò a lavorare insieme al marito Riccardo Donna per “La luce nella masseria”, film tv realizzato per celebrare i settant'anni dall'inizio delle trasmissioni regolari della Rai. Ambientata nel 1962 nei dintorni di Matera, la storia raccontava l'arrivo della televisione nella vita di una famiglia del Sud. Ancora una volta un grande cambiamento collettivo veniva osservato attraverso la quotidianità delle persone. L'ingresso della tv nelle case diventava il simbolo di un'Italia che si trasformava rapidamente, divisa tra tradizione e modernità.
“La Rosa dell'Istria” e la pagina dolorosa dell'esodo
Sempre nel 2024 Aristarco firmò la regia de “La Rosa dell'Istria”, film tv dedicato al dramma dell'esodo giuliano-dalmata. Liberamente ispirata al romanzo “Chi ha paura dell'uomo nero?” di Graziella Fiorentin, la storia seguiva le vicende di una famiglia costretta ad abbandonare la propria terra durante la Seconda guerra mondiale. Con questo lavoro la regista affrontò una delle pagine più dolorose e complesse della storia italiana, scegliendo ancora una volta di raccontare gli eventi collettivi attraverso le conseguenze che hanno sulla vita delle persone e delle famiglie.
L'ultimo lavoro
Tiziana Aristarco ha lavorato fino agli ultimi anni della sua vita. Tra i suoi progetti più recenti c'è “Una famiglia imperfetta”, serie destinata a Rai 1 e interpretata da Serena Autieri, Alessandro Tedeschi e Fortunato Cerlino. La fiction racconta la storia di Anna e Angelo Colombo, una coppia che dopo vent'anni insieme e due figli sembra avere costruito una vita perfetta.
Il giorno dopo il matrimonio, però, il loro equilibrio crolla tra problemi economici, un ritorno forzato a Napoli, vecchi segreti e rapporti familiari mai risolti. Un progetto che, ancora una volta, portava al centro del racconto una famiglia soltanto apparentemente perfetta, costretta a confrontarsi con le proprie crepe.