Ranucci non sarà rimesso alla conduzione di “Report”. Il giudice del Lavoro di Roma Donatella Casari ha respinto oggi, pochi minuti fa, il ricorso urgente presentato dal giornalista per essere reintegrato nel programma prima dell’avvio dell’8 novembre. Casari ha rilevato che non ci sono i presupposti di urgenza. Inoltre la motivazione dell’ordinanza si fonda sulla esistenza di un malessere della redazione di Report derivato dal clamore mediatico della vicenda e dall’accertato clima conflittuale instauratosi tra la stessa redazione e Ranucci. Tutto ciò ha quindi reso opportuna la riorganizzazione della redazione e l’avvicendamento del conduttore
Nel ricorso presentato dai suoi avvocati Sigfrido contestava le motivazioni del provvedimento deciso dalla Rai, ritenute carenti e anche il demansionamento e la discriminazione. Per Ranucci è un duro colpo: dopo la bomba che gli ha messo Lavitola, la perdita di credibilità su tutti i fronti e, praticamente, l’abbandono di gran parte della sua redazione, è arrivata anche la sentenza del giudice a mettere la parola fine alle sue recriminazioni. Anche se, di certo, non si arrenderà.
Quindi l’8 novembre la trasmissione ripartirà con la conduzione di Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi.
A questo punto il giornalista ha tempo fino al 13 ottobre per decidere se accettare una delle tre opzioni messe sul piatto dai vertici Rai in alternativa a “Report”: vice direttore di Rai News o del Tg3 o corrispondente dal Cairo.
“Che io rispetti la sentenza del giudice è ovvio”, dice inizialmente lui sostenendo di accettare “serenamente” la sentenza. Salvo poi, durante l’evento organizzato in sua solidarietà al Teatro Italia a Roma, dire: “L’obiettivo era chiaro: cancellare la storia di Report. Gran parte dello ‘strepitus’ mediatico che ha messo in ginocchio la mia redazione ed è servito a motivare la sentenza di rigetto è una narrazione artefatta, guidata da precise regie politiche e mediatiche”. “Rispetto la giustizia e il ruolo della magistratura, che per me in questo Paese è sacro”, aggiunge, parlando poi di “un fango fatto di oltre 3.500 articoli, dossieraggi, notizie false e persino immagini manipolate con l’intelligenza artificiale, costruiti ad arte da un gruppo di giornali e da piattaformedigitali vicine a settori politici”.
“Prendiamo atto della decisione del Tribunale di Roma, che rispettiamo ma che non condividiamo”, dicono gli avvocati Franco Focareta, Franco Scarpelli, Stefano Rossi e Roberto De Vita, legali di Ranucci, “La decisione cautelare non esaurisce una vicenda che pone questioni centrali sul rapporto tra potere organizzativo, autonomia professionale e libertà dell’informazione nel servizio pubblico. Valuteremo il provvedimento e le ulteriori iniziative da assumere nelle sedi competenti. Le decisioni dei giudici si rispettano. Le battaglie di principio, quando si ritengono giuste, si continuano”.
“È solo la conferma che ho lavorato correttamente”, dice dal canto suo il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, mentre arrivano le prime reazioni politiche. “A volte a pensar male si fa male... Il detto è stato smentito dalla decisione che non reintegra Ranucci”, commenta il senatore di FI Maurizio Gasparri, “Confesso che avevo qualche preoccupazione ma i fatti hanno fugato quei miei pensieri critici. Ranucci è proprio caduto in disgrazia se non gli dà ascolto più nemmeno la magistratura...”.
