Il destino televisivo di Sigfrido Ranucci è sospeso. A viale Mazzini, per ora, la parola che circola con più insistenza è «sostituzione».
Ma nessuna decisione è stata presa, complice anche la pausa estiva. La ripresa di Report, poi, è prevista per novembre. Di tempo ce n’è. Fonti ben informate assicurano: le riflessioni sul futuro del conduttore e del programma sono in corso. Anche perché conviene in ogni caso «trovare presto una soluzione». Sul tavolo, a oggi, non esiste l’ipotesi di una «sospensione»: lo scenario viene smentito di netto al Giornale. In ogni caso, a decidere sarà l’amministratore delegato Giampaolo Rossi, d’intesa col direttore dell’Approfondimento.
In «Telemeloni» (dove però Ranucci fa più o meno quel che vuole), si bada a non correre un rischio: che il provvedimento, qualunque sarà, offra ganci al conduttore per eventuali cause. Roberto De Vita, il legale del «teletribuno», ha già messo le mani avanti, dichiarando che le «motivazioni inerenti una incompatibilità ambientale» costituirebbero un «pretesto cortese e si tradurrebbero di fatto nella punizione della vittima».
Per l’avvenire della trasmissione, esiste una soluzione ponte, peraltro fornita proprio da Mr.Report in maniera inconsapevole.
Ai tempi di Milena Gabanelli, il suo successore ideò «Off the Report», uno spin off in cui gli inviati lanciavano il collega e il servizio successivo, senza conduzione. È un’idea ma non è l’unica. È stata anche sondata Sabrina Giannini, la giornalista che la Gabanelli aveva individuato, quando è andata via, per prendere le redini del programma. Il profilo, giornalista d’inchiesta senza macchia e senza peccato, piacerebbe anche al Partito Democratico, che sulla sostituzione di Sigfrido Ranucci è tutto fuorché contrario. Sarebbe un modo per ripristinare lo stile della fondatrice, differente dal «ranuccismo». È diversa la posizione del Movimento 5 Stelle e di Giuseppe Conte, pronti a sfruttare il futuro di Report come materia da campagna elettorale. Per l’ex premier, bisogna tenere la «guardia alta» sul futuro del programma. La trasmissione di Rai3 sarebbe un «problema non per gli italiani» ma «per i politici che non tollerano inchieste». Di avviso opposto Carlo Fidanza, europarlamentare di Fdi, che si domanda come possa il giornalista tornare a condurre la trasmissione di Rai3 senza colpo ferire: «La questione di Report - osserva il meloniano - è che bisogna tutelare il servizio pubblico da Ranucci e dalle sue frequentazioni».
C’è poi tutta la partita relativa al Comitato etico della Rai, che ha consegnato all’Ad il suo parere sull’«amico fraterno» di Lavitola dopo averlo audito. Sulle domande poste al giornalista permane il mistero. Ma di questioni aperte ce n’erano: dalle email dei vertici di viale Mazzini che Ranucci avrebbe girato a Valter Lavitola, agli ingressi nella sede Rai di Maria Rosaria Boccia, che nel frattempo era già stata interessata dal caso Sangiuliano (un dipendente della Rai), passando per i rapporti tra Report e i servizi segreti italiani, altra singolarità mai indagata. La conclusione del rebus non è imminente: a viale Mazzini non ci sono riunioni in programma. C’è qualcuno - quello sì - che si è messo a contare le ferie accumulate da Ranucci nel tempo: ne avrebbe per almeno un anno, mentre alla pensione di anni ne mancherebbero due. E tra chi suggerisce un contratto «alla Maggioni», nel senso di Monica, per uscire dall’impasse e chi pensa soprattutto a una strada utile a non «martirizzarlo» alla Santoro, la matassa sembra lungi dall’essere sbrogliata.
