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Report, la vendetta del silenzio: Ranucci snobbato alla prima puntata

Dopo il mancato “in bocca al lupo” dell’ex conduttore, la Di Pasquale e Piervincenzi non ricambiano con un ringraziamento. E spuntano le ferite umane

Report Piervincenzi Di Pasquale

La nuova stagione di Report riparte dallo storico Studio 2 di via Teulada. Cambiano i conduttori, ma soprattutto cambia l’aria. Perché nell’esordio di Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, chiamati a raccogliere l’eredità di Sigfrido Ranucci, c’è spazio per la storia trentennale della trasmissione, per la rivendicazione dell’autonomia editoriale e persino per le ferite lasciate dalle polemiche estive. Non c’è, invece, neppure un ringraziamento all’ex padrone di casa. Ranucci viene citato, certo, ma soltanto come parte della storia del programma. Nessun saluto personale, nessuna parola di riconoscenza. E dopo le tensioni delle ultime settimane, il dettaglio non può passare inosservato.

A rompere il ghiaccio è Piervincenzi: “Buonasera, bentornati a Report. Ripartiamo da qui, dallo storico Studio 2 di via Teulada, sempre in Rai e sempre nel servizio pubblico”. Tocca quindi alla Di Pasquale rivendicare la continuità della trasmissione: “Siamo appena entrati nel nostro trentesimo anno di età e noi siamo ancora qui. La squadra di Report è sempre la stessa, quella che si è formata nel tempo e che con le sue inchieste ha creato la forza del marchio, prima sotto la guida di Milena Gabanelli e poi di Sigfrido Ranucci”.

Ecco, appunto. Prima Gabanelli, poi Ranucci. Due nomi consegnati alla storia di Report, senza particolari concessioni ai sentimentalismi. Un passaggio che suona come un riconoscimento formale del lavoro svolto, ma anche come la volontà di voltare pagina. Del resto, se l’obiettivo fosse stato quello di tendere una mano al predecessore, sarebbe bastato poco. Un grazie, un saluto, magari un augurio per la sua nuova esperienza professionale. Nulla di tutto questo.

Ma il passaggio più significativo arriva subito dopo. “Su quello che è successo quest’estate è stato scritto e detto di tutto e di più. Forse qualcuno sperava che Report venisse cancellato insieme alla sua storia trentennale e alla sua autonomia. E invece noi siamo rimasti qui a difendere il programma e a continuare a lavorare con lo stesso spirito di sempre, nonostante ogni sorta di pressione e strumentalizzazione”, scandisce la Di Pasquale.

Parole tutt’altro che banali. Perché quel “noi siamo rimasti qui a difendere il programma” sembra voler mettere un punto fermo: Report non appartiene a un singolo conduttore, ma alla squadra che lo realizza. Una rivendicazione di identità e autonomia che, nel clima degli ultimi mesi, assume inevitabilmente un significato particolare. Nessun riferimento diretto a Ranucci, sia chiaro. Ma il messaggio è piuttosto evidente: la trasmissione va avanti, anche senza di lui.

E poi c’è un’altra frase che merita attenzione: “Non è stato facile, anzi è stato doloroso, soprattutto sul piano umano, ma non su quello professionale, perché la linea resta quella che è sempre stata, un Report libero, indipendente e rigoroso”. Il riferimento alle sofferenze personali lascia intuire quanto il passaggio di consegne sia stato complicato. Quali siano state esattamente queste ferite e a chi vadano attribuite non viene spiegato. Ma è difficile non leggere quelle parole alla luce dei rapporti tutt’altro che distesi emersi nelle ultime settimane.

A chiudere il cerchio è Piervincenzi, che annuncia la nuova conduzione a due e valorizza il lavoro degli inviati, coordinati dagli storici autori Bernardo Iovene e Giulio Valesini. Ancora una volta, il protagonista è il gruppo. La Di Pasquale saluta quindi il pubblico: “E ora, come ogni autunno, la nuova stagione di Report può cominciare”. Fine. Sipario. Nessun grazie a Ranucci.

E qui torna inevitabilmente alla memoria quanto accaduto negli scorsi giorni, quando l’ex conduttore aveva evitato di rivolgere un “in bocca al lupo” ai suoi successori. Un episodio che aveva già restituito la fotografia di un ambiente attraversato da tensioni e incomprensioni. Adesso, almeno sul piano simbolico, sembra arrivare la risposta. Nessuna polemica esplicita, nessun attacco frontale. Ma neppure un gesto di distensione.

Naturalmente, sarebbe azzardato sostenere che l’assenza di un ringraziamento sia stata una scelta deliberata per colpire Ranucci. Resta però un fatto: nell’esordio della nuova Report, il predecessore viene ricordato per ciò che ha rappresentato, non salutato per ciò che ha fatto. E mentre la Di Pasquale e Piervincenzi rivendicano di aver difeso il programma, la sensazione è che le ferite dell’estate siano ancora aperte.

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