In principio fu Ratzinger, in America. Il tedesco, eletto sul soglio pontificio dopo aver denunciato da cardinale «la sporcizia nella Chiesa», introdusse nel 2008 la consuetudine di incontrare in ogni viaggio una rappresentanza di vittime di abusi commessi dal clero. Benedetto XVI disse che quello doveva essere «un tempo di purificazione e di guarigione» per la Chiesa Usa reduce dallo scandalo passato alla storia per il caso Spotlight. La Chiesa francese di oggi è nella stessa condizione di quella americana dell’epoca, avendo alle spalle uno scandalo analogo con persino undici vescovi accusati di abusi o della loro copertura. Ecco perché l’incontro privato di oggi a Lourdes con sette vittime sarà uno dei momenti più importanti del programma di Leone XIV in Francia. Un appuntamento preceduto dalle polemiche dei gruppi di ex vittime perché si è preferito invitare singoli. Non sono state le uniche lamentele: nei giorni scorsi, infatti, al Papa è stata indirizzata anche una lettera da cinque presunte vittime dell’archistar don Marko Rupnik che hanno denunciato «il rumoroso e prolungato silenzio» sul procedimento canonico aperto in Vaticano e hanno dichiarato di aver apprezzato la decisione del vescovo locale di coprire i mosaici dell’ex gesuita sulla basilica del Rosario.
I nomi selezionati per l’incontro odierno (cinque pubblici, due rimasti anonimi) sono legati a vicende che hanno scosso l’opinione pubblica nazionale. C’è l’80enne Jean-Marie Delbos che tra gli anni ’50 e ’60 fu violentato da un giovane prete nel preseminario Notre-Dame de Bétharram. Denunciò l’accaduto già all’epoca ma venne ignorato: al Papa porterà una foto di sua nonna, l’unica a credergli. C’è la 65enne Véronique Garnier, divenuta una delle voci più note nella lotta contro gli abusi del clero e che oggi collabora con la diocesi di Orléans dopo aver raccontato in un libro le violenze subite in adolescenza dal confessore di famiglia. Olivier Mardi invece aveva tra i 9 e i 12 anni ai tempi delle violenze commesse nel piccolo coro di Touraine da padre Bernard Tartu che non risparmiò il fratello minore Frédéric: «È stato un omicidio senza cadavere», ha detto della sua esperienza. Nell’elenco anche Bertrand Virieux uno degli ex scout violentati tra gli anni ’80 e ’90 dal parroco
di Lione Bernard Preynat, protagonista di un caso che costò (ingiustamente) un processo anche al cardinale Philippe Barbarin. Jérôme Guillement, abusato da un prete in Vandea quando aveva 13 anni, racconterà al Papa come ha fatto a mantenere la fede nonostante tutto. Restano coperti, invece, gli altri due nomi, uno dei quali vittima dell’abbé Pierre, fondatore delle Comunità Emmaus; personaggio intoccabile in vita, tra i più strenui difensori della dottrina Mitterrand e autore di scioperi della fame per le condizioni dei brigatisti nelle carceri italiane, è stato accusato dopo la morte di decine di abusi anche su minori. Sul volo d’andata Leone ha confessato di sentire «qualche volta di più» il peso della Chiesa: l’incontro con le sette vittime potrebbe essere proprio uno di quei momenti. E Prevost, il Papa dell’ascolto, saprà dare il meglio di sé proprio con un piccolo gruppo anziché con una nutrita delegazione.
