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Leone: "I cristiani non fanno la guerra"

Il Papa benedice la Sagrada Família: "La croce è quella degli ultimi che diventano primi"

Leone: "I cristiani non fanno la guerra"
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Secondo e ultimo giorno di impegni per il Papa in Catalogna. La giornata si è aperta con la visita al carcere Brians 1 di Sant Esteve Sesrovires, strategicamente di strada verso l'abbazia di Montserrat. Questa è stata infatti la sua seconda tappa, accolto dal vescovo locale Xabier Gómez e dall'abate Manel Gasch. All'interno della basilica, Leone ha presieduto la recita del rosario e ha pronunciato un discorso in cui ha sottolineato quanto le mura del santuario siano «testimoni del sangue versato per amore di Gesù Cristo» nei secoli. Al termine della preghiera, il Papa ha pranzato con la comunità benedettina locale. Tra i presenti c'era anche monsignor Manuel Nin Güell, monaco formatosi a Montserrat e da poco nominato esarca apostolico di Grottaferrata. Il vescovo benedettino ha raccontato al Giornale come, durante il momento conviviale, il Pontefice abbia voluto ricordare ai religiosi «l'importanza della vita comunitaria» ed elogiare l'abbazia di Montserrat per il suo essere contemporaneamente «luogo di accoglienza ma anche di silenzio, dove ascoltare sé stessi e la parola di Dio». Nel pomeriggio il programma papale è ripreso a Barcellona con la visita alla parrocchia dedicata a Sant'Agostino nel quartiere multiculturale Raval. Questa tappa è stata scelta sin dall'inizio per valorizzare la dimensione sociale del viaggio papale. Nella parrocchia, chiamata dai residenti «la chiesa dei filippini», Leone ha incontrato le realtà di carità e assistenza diocesane. Ma l'appuntamento più atteso della giornata è stata la messa serale nella basilica della Sagrada Familia con la successiva inaugurazione della torre di Gesù Cristo. Nell'omelia è tornato a tuonare contro i conflitti e contro l'aborto. «Non possiamo credere in Gesù e fare guerra e non possiamo credere in Gesù e uccidere l'innocente prima ancora che nasca», ha detto il Papa (davanti a Sánchez e ai reali). Al termine della celebrazione Prevost si è recato all'esterno per benedire la torre centrale dell'opera incompiuta di Antoni Gaudí. Questo è stato il momento clou dell'inaugurazione della torre avvenuta proprio nel centesimo anniversario della morte dell'artista catalano. Un'azione presentata «in continuità» con Benedetto XVI che consacrò la basilica nel 2010 come «segno visibile del Dio invisibile». Il Papa ha onorato nell'omelia la memoria dell'artista che nell'edificio «ha proposto un pellegrinaggio spirituale» in grado di portare «all'incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi». Il lungo cantiere dell'opera è stato paragonato dal Papa alla vita cristiana, «un progetto che Dio porta sempre a compimento». L'artista volle che la basilica fosse di poco meno alta rispetto alla montagna di Montjuic proprio a voler comunicare come l'ingegno umano non potrà mai superare la grandezza della creazione divina.

Gaudí è stato omaggiato anche con uno spettacolo di droni che ha proiettato il suo volto nel cielo

sopra la basilica. Ottomila i fortunati con un posto a sedere, equamente distribuiti tra l'interno e l'esterno della chiesa. Sia loro che il Papa sono andati via consapevoli di essere stati testimoni di un momento storico.

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