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La Sagrada Família non è uno spreco. È un memoriale della fede nel cuore di Barcellona

Non è un caso che il Papa abbia voluto recarsi proprio alla Sagrada Família per inaugurare la torre più alta, dedicata a Gesù Cristo, in una data particolarmente significativa: il centenario della morte di Gaudí

 La Sagrada Família non è uno spreco. È un memoriale della fede nel cuore di Barcellona

Mi hanno colpito le immagini del Papa che ha visitato la maestosa basilica della Sagrada Família di Barcellona, un progetto antico e molto dispendioso. Mi sono chiesto quale sia ancora il suo valore oggi. I fondi utilizzati per la sua costruzione, tenendo conto che i lavori sono iniziati nel 1882, non si potevano utilizzare in un altro modo? Qual è il suo valore spirituale in una città moderna europea come Barcellona che vive l'allontanamento dalla fede?».

È la domanda di un nostro lettore che merita attenzione, perché tocca un tema molto attuale: quale spazio ha ancora il sacro nelle nostre città? Ha ancora senso costruire una grande basilica in un tempo in cui molti ritengono che le risorse debbano essere destinate esclusivamente a finalità sociali e assistenziali?

Per comprendere il significato della Sagrada Família occorre ricordare che non ci troviamo davanti a un semplice edificio religioso. Siamo di fronte a un'opera unica al mondo, un capolavoro architettonico senza paragoni, nato dalla genialità di un uomo straordinario: Antoni Gaudí. Grande rappresentante del modernismo catalano, Gaudí ha lasciato a Barcellona opere celebri come il Parco Güell, Casa Batlló e Casa Milà, oggi riconosciute come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. La Sagrada Família, tuttavia, rappresenta qualcosa di ancora più grande. Non è solo un'opera d'arte, ma una professione di fede scolpita nella pietra. Ogni facciata, ogni colonna, ogni torre racconta una pagina del Vangelo. Entrando al suo interno si ha l'impressione di trovarsi in una foresta di luce, dove l'architettura conduce naturalmente lo sguardo verso l'alto, verso il cielo.

Qualcuno potrebbe obiettare che le risorse impiegate in oltre un secolo di lavori avrebbero potuto

essere destinate ad altre opere. È una domanda possibile. Ma è altrettanto vero che una civiltà vive non soltanto di pane, ma anche di significati, simboli e bellezza. Le cattedrali, le basiliche, le grandi opere artistiche che oggi ammiriamo sono nate spesso grazie al sacrificio e alla generosità di intere generazioni. Nessuno direbbe oggi che la Cappella Sistina o il Duomo di Milano siano stati investimenti inutili o troppo costosi. La bellezza autentica non sottrae all'uomo qualcosa: gli restituisce una parte essenziale della sua umanità e la trascendenza.

In un'Europa segnata dalla perdita del senso del sacro e dall'allontanamento dalla pratica religiosa, soprattutto tra le giovani generazioni, la Sagrada Família continua a svolgere una missione silenziosa ma potente. Attraverso la sua straordinaria bellezza artistica e architettonica testimonia che esiste ancora un popolo che cerca Dio, lo celebra e gli rende culto. Milioni di visitatori entrano ogni anno nella basilica come semplici turisti e ne escono con interrogativi molto più profondi perché l'arte riesce ancora a trafiggere il cuore. L'arte, quando è autentica, introduce al mistero. La bellezza non impone la fede, ma apre uno spiraglio verso l'Infinito. La basilica diventa così un segno visibile dell'invisibile, un luogo in cui l'uomo contemporaneo può ancora percepire la presenza di Dio che accompagna il suo popolo, pianta la sua tenda in mezzo alle case degli uomini e li copre con la sua ombra, come raccontano le Sacre Scritture.

Non è un caso che il Papa abbia voluto recarsi proprio alla Sagrada Família per inaugurare la torre più alta, dedicata a Gesù Cristo, in una data particolarmente significativa: il centenario della morte di Gaudí. Fu Le Corbusier a definirlo

«il grande plasmatore della pietra, del laterizio e del ferro». Ma Gaudí fu molto più di un geniale architetto. Fu un uomo profondamente credente, tanto da essere stato dichiarato venerabile dalla Chiesa cattolica il 14 aprile 2025, quando il Dicastero delle Cause dei Santi, con l'approvazione di Papa Francesco, ne ha riconosciuto le virtù eroiche.

Quando gli chiedevano perché la costruzione procedesse così lentamente, Gaudí rispondeva con una frase diventata celebre: «Il mio cliente non ha alcuna fretta». E aggiungeva: «Dio ha tutto il tempo del mondo». Forse è proprio qui il segreto della Sagrada Família. In un mondo dominato dalla frenesia, dall'efficienza e dall'immediato, essa ci ricorda che esistono realtà che richiedono tempo, contemplazione e speranza. Definito da molti un «laico mistico», Gaudí ha lasciato nel cuore di Barcellona un memoriale della fede.

La visita alla Sagrada Família non è solo un'esperienza culturale. Per molti rappresenta anche un'esperienza interiore e spirituale. È la testimonianza di come la bellezza possa ancora elevare il cuore al di là della materia e del contingente.

In un tempo che sembra aver smarrito il senso di Dio, la Chiesa non deve smettere di promuovere l'arte in tutte le sue forme, offrendo così uno dei più grandi servizi che si possano rendere all'uomo. Grazie al genio, alla fede e al coraggio di Antoni Gaudí, che ha saputo osare, la pietra continua ancora oggi a parlare di cielo

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