Sette anni di processi, quattro mesi di carcere (di cui 46 giorni in isolamento) e altri due di arresti domiciliari per un'assoluzione. Una vicenda incredibile, ma non poi così anomala per la giustizia italiana. E quindi con Pietro Tatarella dove eravamo rimasti? A quelle brutali manette del 7 maggio del 2019 o al 15 gennaio di quest'anno, quando la Corte d'appello ha confermato la sua assoluzione nel processo battezzato con sprezzante ironia "Mensa dei poveri". Roba di tangenti e corruzioni, naufragate di fronte al "vuoto probatorio" sentenziato dai giudici polverizzando il castello di accuse della Procura.
Non siamo rimasti né alle manette, né all'assoluzione, perché a sentire l'ex golden boy di Forza Italia, non è lì che va ricercata la molla che gli ha fatto scattare la decisione di candidarsi sindaco. Ieri, dopo i sette anni di forzata quarantena, la presentazione che forse non a caso ha seguito il deciso passo avanti di Maurizio Lupi e le primarie della Lega che hanno incoronata la vice segretaria Silvia Sardone. "Non lasceremo indietro nessuno" lo slogan di una campagna elettorale che non nasconde quell'interesse al sociale maturato anche nelle lunghe giornate passate in cella. Uno sfregio, viste le conclusioni del processo, a una lunga carriera politica, nonostante la giovane età. "La mia candidatura non è una rivalsa", ha spiegato ieri, confermando che la sua capacità oratoria non solo non si è appannata, ma si è fatta addirittura più densa perché concreta. "È solo un riprendere la mia attività politica da dove l'avevo interrotta, quando ero consigliere comunale e uno dei più votati del centrodestra, con più di 5mila preferenze. E quando mi arrestarono sarei entrato al parlamento europeo. Ricomincio da dove ho lasciato".
Ovvio che la domanda è con che maglia intenda giocare. "Ho sentito tanti esponenti di FdI e di altri partiti: sappiamo che il centrodestra ha sempre usato il metodo di sedersi al tavolo e fare sintesi per indicare il nome migliore". Nessuna intenzione di disturbare il manovratore, dunque, con fronde pericolose. E nessun pregiudizio nella disputa tra candidato civico e politico, "perché a Milano ora è tempo della politica: anche dalla Lega ho avuto reazioni positive e io penso che se il centrodestra decide di fare sintesi sul mio nome, abbiamo ottime chanche di tornare a governare la città".
"Conosco Pietro Tatarella da molti anni - il messaggio beneaugurale della vice presidente del Senato Licia Ronzulli - e ne ho sempre apprezzato passione, capacità amministrativa e visione politica. Il suo nome rappresenta un pezzo di storia di Fi e porta in dote una grande energia e voglia di rinnovamento indispensabili per una città che ha bisogno di nuove idee e di guardare al futuro con coraggio". Parole che rinforzano la decisione di Tatarella. "Vista anche la mia esperienza di questi sette anni - assicura -, sono certo che non sarò un sindaco che si fa dettare l'agenda dalla Procura. Bisogna dialogare perché ci sono tanti temi delicati, ma non si può essere schiavi delle sue decisioni o aver paura di fare le cose per il suo intervento".
E, rispondendo alle domande sul sindaco Sala che dopo la disponibilità dell'ex pm Tiziana Siciliano a candidarsi con la lista civica Milano Libera, aveva affermato che "c'è una parte della Procura che fa politica", Tatarella replica che "se pensiamo che il pm dell'inchiesta sull'urbanistica che ha paralizzato la città, gli imprenditori dell'immobiliare e le Famiglie sospese rimaste senza casa, decide di candidarsi, direi che non mi sento di dar torto a Sala".