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Era già stato perquisito nell'ambito di un'indagine condotta a Brescia nei confronti di persone tutte sospettate di appartenere a gruppi virtuali di estrema destra con posizioni radicali neonaziste, suprematiste, xenofobe e antisemite il ragazzo arrestato in Umbria per disposizione del gip dei minori di L'Aquila con l'accusa di avere progettato una strage a scuola.

Ansa
Progettava una strage a scuola, 17enne in manette - VIDEO

È lei che apre la porta al suo assassino. E gli prepara anche un caffè. Torino, 9 febbraio 1988. Giorgia Padoan ha 21 anni, studia lingue, sogna di viaggiare. Quella mattina qualcuno suona al citofono. È Giorgia ad aprire. Lo fa entrare. Si fida. Poche ore dopo, la madre la trova morta sul divano. Strangolata con una piccola catena metallica. Nessun segno di effrazione. Nessuna vera colluttazione. Due caffè preparati. Una tazzina rovesciata. Un’impronta di scarpa nel caffè. La casa a soqquadro, gas aperto, acqua che scorre. Qualcuno resta lì dopo il delitto. Qualcuno pulisce, sposta, costruisce una scena. E poi quella telefonata: “Non volevo ucciderla”. Più di mille persone ascoltate. Piste ovunque. Nessuna verità. E allora la domanda è ancora la stessa, dopo quasi quarant’anni: chi ha ucciso Giorgia Padoan, e perché? È adesso online l’analisi investigativa del professor Alessandro Politi.

Alessandro Politi
Caffè con l'assassino

Oggi si tratta di festeggiare i papà, che di solito non sono molto bravi con i figli, spesso passano il compito alle mogli che sono davvero meritevoli di ogni tipo di applausi. Io non posso festeggiare mio papà che morì quando avevo sei anni ed è già tanto che mi ricordi di lui. Comunque in questa giornata me lo ricordo più di altri giorni e quindi faccio finta di averlo ancora. Ciao papà.

Vittorio Feltri
Auguri a tutti i papà, tranne che al mio

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